Relazione del Presidente dell'Accademia
Illustri ospiti, cari Consoci, Signore e Signori,
    è questo l’esordio con cui negli ultimi tre anni il mio valentissimo predecessore Edoardo Vesentini ha dato, ogni volta, inizio alla solenne adunanza d’apertura della nostra annuale attività accademica. Poiché si tratta di un esordio che mi è sempre parso particolarmente felice nella sua puntuale ed esauriente semplicità, mi piace farne ulteriore uso, anche per fornire testimonianza di una più generale continuità operativa: una continuità che vuole non solo essere segno di rispetto per le tradizioni, che tanto peso hanno avuto e tuttora debbono avere nella storia Lincea, ma aspira a farsi a corollario della molto particolare contingenza che stiamo intensamente vivendo in questo periodo. Ed invero, dal 17 agosto scorso, giorno del 400° anniversario della fondazione dell’Accademia madre, le celebrazioni del correlativo Quadricentenario -gestite dal’apposito Comitato Nazionale presieduto sin dall’inizio con appassionata sagacia dal collega Vesentini- hanno continuato, e continuano, a susseguirsi con un’intensità ed un’incisività tali da intrecciarsi con le attività accademiche di stampo normale in modo tanto stretto da non potersi isolare le une dalle altre, in un certo senso reciprocamente integrandosi. Un attento conteggio dei tempi porta, anzi, a protrarre sino al 16 agosto dell’anno prossimo la rimembranza dello storico evento, posto che il primo anno di vita dell’Accademia dei Lincei si è completato il 16 agosto del 1604 e che, quindi, il quattrocentesimo si completerà il 16 agosto 2004. Di fronte a simile intreccio diventa doveroso ricordare, sia pur rapidamente, quanto il Comitato ordinatore del Quadricentenario, dopo i brillanti esiti del Convegno sulle accademie nazionali nel contesto culturale europeo e la Mostra “Il trionfo sul tempo”, ha organizzato a partire dalla fine dell’estate, sempre in armonico rapporto con il calendario accademico. Tre gli eventi da menzionare per l’immediato. Il primo, da poco concluso con più di un seguito in altre parti dell’Umbria, fra Perugia e Terni, riguarda il convegno svoltosi ad Acquasparta, nelle sale del palazzo avito della famiglia Cesi, il 29 e 30 settembre sul tema “Federico Cesi: un Principe naturalista” con l’appendice di una raffinata esposizione di cimeli strettamente legati a questo “Principe naturalista”. Agli altri due eventi siamo ormai vicinissimi. Infatti, il 21 novembre verrà inaugurata dal Presidente della Repubblica la Mostra dedicata al ruolo avuto dall’Accademia Nazionale dei Lincei nell’unificazione politica del nostro Paese: allestita qui di fronte, nella rinascimentale Villa della Farnesina e, più precisamente, al piano terra della Palazzina dell’Auditorium, la mostra si avvarrà ampiamente di materiali iconografici e museali, con l’inserimento di documenti d’archivio e pubblicazioni d’alto pregio. Appena una settimana dopo, dal 27 al 28 novembre, si terrà a Venezia il convegno organizzato, in stretta collaborazione con l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, sul tema “L’esperienza delle Accademie e la vita morale e civile dell’Europa”, dal respiro estremamente largo, esteso com’è ai principali Paesi europei e lo sguardo rivolto non solo al passato, con un seguito il giorno 29 a Vicenza nel grandioso scenario palladiano.
    A questo complesso di iniziative – comprendente, ovviamente, anche quelle realizzate prima delle ferie estive – non posso in questo primo scorcio di stagione non aggiungere, per il caldo invito a prendervi ufficialmente parte in rappresentanza della nostra Accademia, la sessione che domenica scorsa è stata dedicata in Vaticano alla commemorazione del 400° anniversario della fondazione della Pontificia Accademia delle Scienze (così recava il programma) nel corso di un più vasto convegno internazionale organizzato da quell’Accademia sotto l’illuminata guida del collega Nicola Cabibbo, suo presidente e nostro socio.
    Seguiranno, sempre a cura del Comitato per il IV Centenario, la mostra intitolata “La collezione del Principe” e ben quattro pubblicazioni (il catalogo della dianzi ricordata mostra “I Lincei nell’Italia unita”, il volume “La Villa della Farnesina”, l’edizione elettronica dell’“Apiarium”, l’edizione in facsimile dell’incunabolo “De Architectura” di Vitruvio),
    Da tutto l’insieme delle cose ricordate, e da quanto ne è stato il costo in fatica e denaro, discende, mi sembra, l’imperativo categorico di utilizzare anche a fini costruttivi, una volta che si sarà completato l’apporto celebrativo del Quadricentenario, il così copioso materiale grazie ad esso raccolto, facendolo oggetto di approfondite analisi ed accurati confronti per trarne insegnamenti e stimoli capaci di rendere più incisiva, modernizzandola attraverso l’evolversi delle storia, l’attività delle Accademie.
    Passando, ora, al programma di più diretta pertinenza lincea, secondo le cadenze della classica annualità che lo contraddistingue, è giusto premettere che ben poco merito mi può essere attribuito, essendo stato fin qui minimo il mio apporto, in quanto eventi per la massima parte logicamente predisposti in anticipo. Di qui la più sentita gratitudine al mio predecessore, senza mai dimenticare l’esempio struggente di Sabatino Moscati ed il tuttora intenso operare di Giorgio Salvini. Non poca riconoscenza devo, altresì, ad Ignazio Baldelli, mio immediato predecessore nella presidenza della Classe di Scienze Morali, che abbiamo oggi la gioia di rivedere anche fisicamente tra noi (spiritualmente lo è stato sempre), all’accademico amministratore Angelo Falzea e al suo vice Luigi Radicati, ai segretari Mariani e Godart, ai componenti del Collegio dei revisori dei conti, presieduto da Giorgio Oppo, al Centro Linceo Interdisciplinare “Beniamino Segre” guidato da Maurizio Brunori, all’Associazione Amici dell’Accademia presieduta da Pierluigi Ridolfi, al cancelliere dott. Cocuzzi e al personale tutto, sempre prodigatosi in massimo grado per far fronte al peso crescente dei rispettivi impegni. Un saluto ed augurio particolari, infine, a Lamberto Maffei, nuovo presidente della classe di Scienze Fisiche, per il lavoro comune che ci attende, e ai due segretari eletti proprio ieri, Floriano Papi che affiancherà Franco Mariani e Alberto Quadrio Curzio che avrà al suo fianco Louis Godart.
    Primario continua ad essere, nell’ambito del programma che poco fa abbiamo definito di classica annualità, il ruolo dei convegni coordinati, da altrettanti comitati di Soci, e delle pubblicazioni che successivamente ne diffondono gli atti. I relativi titoli sono già di per sé, solitamente ricchi di significato. Basterà perciò, citare anzitutto quelli sinora affrontati in questo periodo autunnale: “Medicina e salute in Africa”, la XV Conferenza Amaldi “Sui problemi della sicurezza globale” ad Helsinki, “Geochimica 2000”, “L’avvenire delle Istituzioni culturali e di ricerca”, “Gregorio Magno nel XIV centenario della morte”, “Storia e cultura dello Yemen in età islamica”, “Mommsen in Italia” e, appena ieri l’altro, “Ricordo di Oreste Piccioni”, valoroso fisico italo-americano. Seguiranno, a partire da lunedì prossimo, tre giornate dedicate agli “Archivi informatici per il patrimonio culturale” e, poi, via via, i convegni su “Le fondazioni”, sull’ “Evoluzione biologica ed i grandi problemi della biologia”, sui “Problemi strutturali nell’ingegneria delle dighe”, sull’ “Acqua e copertura vegetale”, sull’ “Ecosistema Roma”, sulla “Percezione nella storia delle arti”, sulla “Filologia petrarchesca fra ‘800 e ‘900” e su “Estinzioni di massa e biodiversità”. Né mancheranno commemorazioni importanti, in almeno tre occasioni: “Luigi Einaudi: mercato e riforma sociale”, “Salvatore Satta giurista e letterato” e “A cent’anni dalla nascita di Beniamino Segre”.
    A quest’ultimo proposito non posso fare a meno di mettere in risalto il lustro che l’Accademia riceve dalle iniziative del Centro Interdisciplinare “Beniamino Segre”, diretto ultimamente da Giorgio Careri prima, da Sergio Carrà poi e da Maurizio Brunori ora, ogni volta sempre splendidamente.
    Quest’anno vi troveranno spazio, da un lato, tre progetti di ricerca (rispettivamente sulla bioinformatica, sulla pubblicazione elettronica di ricerche scientifiche e sui flussi migratori nel Mediterraneo); dall’altro, una nuova serie di quella “lezioni lincee”, tenute sotto forma di seminari per gli studenti di liceo affiancati dai loro professori, con il grande merito di mettere i giovani a contatto del nostro mondo, sempre più bisognoso di aprire le sue porte all’esterno. Quest’anno le lezioni programmate si svolgeranno, più o meno in contemporanea, a Milano, Napoli, Padova, Palermo, Pisa e Roma, dedicate anzitutto alla biomedicina. Si passerà, poi, alla fisica e, sperabilmente, anche all’archeologia. Nuova, infine, l’iniziativa di un ciclo di lezioni presso “La Sapienza” di Roma sui fondamenti matematici della meccanica quantistica per dottorandi di ricerca in matematica.
    Su un diverso piano continueranno, anzi si intensificheranno le intese, sempre più bisognose di potenziamento, con altri enti culturali nazionali, stranieri, sovranazionali (aspetti, gli ultimi due che esigono ormai un’organizzazione specifica, anche per rilanciare le tematiche dei diritti umani e del diritto umanitario, continuamente oltraggiati un pò ovunque nel mondo). Detto ciò in via di principio, si possono ricordare come esempi particolarmente significativi, le intese con l’Accademia dei XL, presieduta dal nostro attivissimo socio Giantommaso Scarascia Mugnozza, in tema di biotecnologie vegetali e varietà O.G.M.; la partecipazione ( se ne avrà una riprova giovedì prossimo) al conferimento del Premio Descartes sotto l’egida della Direzione Generale della Ricerca facente capo alla Commissione Europea; il primo incontro in Europa, proprio qui a Roma, gestito dal Centro internazionale di studi spaziali; la partecipazione all’ALLEA, allo IAC e allo IAP, l’InterAcademy Panel che terrà in dicembre a Città del Messico la sua Assemblea generale per il rinnovo del Comitato esecutivo, al cui proposito la nostra Accademia ha presentato la propria candidatura per la rielezione. Di buon auspicio è stato sicuramente il recentissimo viaggio in Canada del nostro vicepresidente Leonardo Maffei invitato a tenervi fruttuosi incontri ed applaudite conferenze.
    Certo, le difficoltà sono tante e, purtroppo, in crescendo nel mondo, sia sotto il profilo della sicurezza che sotto il profilo economico. Occorreranno molta oculatezza, ma, al tempo stesso, determinazione ancora maggiore. L’aiuto finanziario che ci viene dagli Amici (con la A maiuscola) e dalle Fondazioni diventa via via più significativo, facendo crescere ogni giorno la nostra riconoscenza.
    Un pensiero va, ora, a quanti negli ultimi tempi ci hanno dolorosamente lasciato per sempre, privandoci del Loro apporto prezioso. Ne ricorderò i nomi in attesa che le singole classi, già oggi pomeriggio, lo facciano ulteriormente: Bernard Cohen, Herbert Wilhelmy, Franz Rosenthal, Giorgio Cavallo, Franco Modigliani, Giovanni Semerano, Nicolò Dalla Porta, Alessandro Galante Garrone.
    Intanto, nuove forze sono state acquisite a rinforzare classi e categorie, nostre articolazioni basilari in tutti i sensi, veri centri motori della strutturazione generale. Al termine della cerimonia verranno consegnati ai nuovi soci nazionali e ai nuovi soci corrispondenti i diplomi ed i distintivi accademici in attesa di essere ricevuti al Quirinale dal Capo dello Stato in data che ci verrà precisata appena possibile.
    Può, in conclusione, giovare non solo a loro, ma a tutti noi, me per primo, ricordare i messaggi cruciali che Cesi, Faber e Galileo hanno enunciato all’avvio dell’istituzione: “L’Accademia dei Lincei si impegna con zelo ad alimentare e stimolare in ciascuno l’innato desiderio di sapere, a favorire e sviluppare tale desiderio con tutte le forze, senza comandare direttamente alcuna cosa, ma esortando a condurre a compimento i propositi”. Il tutto a “salvaguardia della libertà della ricerca”, quella libertà di filosofare in naturalibus che vuole l’”uomo ricercatore libero da qualsiasi autorità e costrizione, da qualsiasi condizionamento culturale, politico, economico”, chiamato ad operare con “vigile disciplina” usando “metodi precisi” e privilegiando il “lavoro associato .... comunicabile a tutti .... senza recare danno a nessuno”, a “soddisfazione delle esigenze pratiche dell’umanità”. E sottolineo: le esigenze pratiche dell’umanità.
    In questo spirito sono stati assegnati i Premi Feltrinelli, che ci accingiamo ora a consegnare ai rispettivi vincitori.

PREMI “ANTONIO FELTRINELLI” 2003

CONFERIMENTO DEI PREMI
“ANTONIO FELTRINELLI” 2003
Venerdì 14 novembre 2003, ore 10,30 , Palazzo Corsini

Premi per le Arti
Premio per una impresa eccezionale di alto valore morale e umanitario, di € 250.000, alla

PROGRAMMA DELLA CERIMONIA


    Venerdì 14 novembre 2003, nel corso della cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico 2003-2004, l'Accademia Nazionale dei Lincei conferirà i premi "Antonio Feltrinelli" che nel 2003 sono destinati alle Arti.
    Il programma della cerimonia prevede, dopo la relazione del Presidente dell'Accademia Giovanni Conso, l'intervento del Maestro Salvatore Sciarrino Il suono e il tacere con esecuzione di due sue composizioni (Mario Caroli - flauto).

    L'Accademia Nazionale dei Lincei conferisce ogni anno i Premi dovuti alla munifica volontà del dott. Antonio Feltrinelli. Essi sono attribuiti secondo un turno quinquennale e destinati ad onorare il lavoro, lo studio, l'intelligenza di quegli uomini chi in Italia e nel mondo maggiormente si siano distinti per contributi dati alle Scienze Morali e Storiche, alle Scienze Fisiche e Matematiche, alle Lettere, alle Arti ed alla Medicina.
    Secondo le disposizioni impartite dallo stesso testatore, è assegnato inoltre periodicamente un Premio per un'impresa eccezionale di alto valore morale e umanitario.
Dal 1950, anno in cui fu assegnato il primo di detti Premi, l'Accademia ha continuato il compito affidatole di aggiudicarli e studiosi sia italiani sia stranieri hanno ricevuto l'alta distinzione.
    Secondo il turno, cui sopra si e' fatto cenno, i Premi per il 2003 sono destinati alle Arti e sono stati così ripartiti:
  • Un Premio Internazionale, di € 250.000, per la Musica;
  • 4 Premi riservati a cittadini italiani, di € 65.000 ciascuno, di cui
    • uno per la Regia cinematografica
    • uno per la Fotografia
    • uno per la Direzione d'orchestra
    • uno per la Incisione.
    L'Accademia ha inoltre deliberato di assegnare il Premio di € 250.000 per un'impresa eccezionale di alto valore morale ed umanitario.


PREMIO INTERNAZIONALE PER LA MUSICA

    La personalità di Salvatore Sciarrino si ricollega a quella dei grandi autodidatti del Novecento musicale – Arnold Schönberg, Edgar Varèse – o a studenti ribelli, come Debussy, forse la sua maggiore fonte di ispirazione. La formazione musicale di Sciarrino si sviluppò autonomamente ricevendo  fortissimi stimoli dalla frequentazione delle Settimane Internazionali di Nuova Musica a Palermo, e a contatto con personalità come Nino Titone e Franco Evangelisti. Caratteristica individuante di tutta la produzione di Sciarrino è il modo in cui il suono  - in sé e per sé considerato – viene prodotto, articolato e coordinato, sfruttando tute le possibilità offerte dallo strumento o dalla voce umana. Operando in questo modo, Sciarrino giunge anche ad una originale concezione del virtuosismo musicale.
    Fondamentale è la tensione che si viene a creare nell’ascoltatore, ai limiti della percezione auditiva; si giunge così al punto in cui non si percepisce più una successione di suoni ma un unico evento sonoro.
    Le esigenze esecutive e le conquiste sonore sono l’espressione di una precisa concezione poetica. Per Sciarrino esiste una stretta relazione tra le “figure della musica” e le figure del pensiero che animano ogni altra forma d’arte (in particolare le arti figurative).
    Una concezione estetica articolata secondo questi principi spiega perché l’attività compositiva di Sciarrino sia stata sempre, e sia tuttora impegnata nel teatro musicale. Per Sciarrino il teatro è il luogo del mito, ambito intermedio tra la fiaba e il mondo dell’inconscio. La rappresentazione avviene sempre attraverso i personaggi; il carattere fortemente allusivo del suono (vocale, strumentale o elettronico) rispecchia il modo in cui essi percepiscono se stessi e la realtà che li circonda.     L’assoluta originalità della concezione del suono, che si concretizza in una poetica altrettanto originale, la suprema maestria nello sfruttamento e nell’organizzazione del materiale impiegato fanno di Salvatore Sciarrino una delle figure di spicco nel panorama musicale del nostro tempo.

PREMIO RISERVATO A CITTADINI ITALIANI PER LA REGIA CINEMATOGRAFICA

    Ermanno Olmi sin dai suoi primi cortometraggi, oltre ad essere uno dei pochi registi del dopoguerra ad accostarsi alla realtà operaia dall’interno della fabbrica, è stato anche l’unico a saper rappresentare da vicino la trasformazione sociale e antropologica in atto nel passaggio dell’Italia da un’economia agricola a un’economia industriale.
    Egli ha raccolto l’eredità del grande cinema italiano del dopoguerra, ma anche di tutta una serie di saperi che altrimenti sarebbero andati perduti. In un periodo in cui il patrimonio artigianale del cinema è stato disperso o cancellato Olmi è ancora oggi una delle poche figure in grado di dominare tutti gli aspetti realizzativi di un film, dal soggetto alla fotografia al montaggio.
    Olmi osserva i gesti e i volti dei suoi protagonisti quasi con una lente d’ingrandimento, facendoci sentire il senso della perdita, dello sradicamento, della difficoltà di adattamento a nuove regole. Nell’ultimo decennio, continua a guardare il mondo cercando di allargare lo sguardo anche in senso storico e di far sentire in maniera sempre più forte la sua visione, insieme di valori etici, civili e religiosi che possono ancora aiutare ad interrogarci sul cammino e sul destino dell’uomo.
    Nel suo recente film, Il mestiere delle armi (2001), Olmi si dimostra forse nella misura più alta e completa uomo-orchestra e regista capace di dominare tutti gli elementi del set. Egli ha sempre sostenuto che il vero patrimonio su cui si può contare è quello delle idee e che su questo patrimonio si dovrà costruire un futuro. Tale appare la lezione più forte e più feconda del suo magistero.

PREMIO RISERVATO A CITTADINI ITALIANI PER LA FOTOGRAFIA

    Mimmo Jodice ebbe la ventura di essere educato alla fotografia e all’immagine di artista nell’amicizia e la consuetudine di un mercante d’arte, il gallerista Lucio Amelio, assai noto negli anni ’60 e nei successivi. La sua formazione si accrebbe con la frequentazione di Roberto De Simone, regista e antropologo, da poter affermare che anch’egli, nonostante la giovane età, sia entrato allora in quella vasta, ammirevole fascia di fotografi attenti alla realtà sociale ed economica e dediti anzitutto alla raffigurazione delle forme, facendo appello alla pienezza espressiva dell’urbanesimo storico e alla vastità del paesaggio regionale. In questo senso, Jodice si trovò in sostanza ad aderire ad una visione complessa della società italiana, quella che parve intorno agli anni ’70 essere pienamente aderente agli interessi dettati dalla geografia umana e da una cultura storica vicina alle premesse suggerite in quegli anni stessi da ricercatori e saggisti riuniti attorno alla Storia d’Italia Einaudi.
    A questi interessi, d’altronde, Jodice resta legato per l’intero spazio della sua opera, come mostrano le collaborazioni con geografi ed antropologi  impegnati nelle analisi del paesaggio lombardo e padano. L’insegnamento presto praticato nell’Accademia di Belle Arti di Napoli (1970) avvia l’artista anche verso le riflessioni proprie del metodo e delle tecniche di realizzazione. Dopo dieci anni, l’incontro con Luigi Ghirri assume anch’esso un rilevante significato, destinato a segnare di ulteriori fini immaginativi e fantastici la sua natura. Ma la sua costituzione di immagine è già avvenuta nei modi regionali e antropologici accennati: e non sono rare le occasioni in cui è dato cogliere un forte accento mediterraneo e napoletano nel suo spartito luministico, nelle sue predilezioni decorative. L’immagine del moderno operatore critico si salda con quella del forte fotografo tecnico e storico, la pienezza della sua vita d’arte con l’impegno del suo valore di conoscitore dei modi e dei tempi della grande cultura italiana.

PREMIO RISERVATO A CITTADINI ITALIANI PER LA DIREZIONE D’ORCHESTRA

    Riccardo Chailly ha dimostrato sin dalla giovanissima età un eccezionale talento per la direzione d’orchestra. Collaboratore di Claudio Abbado alla Scala di Milano, debutta nel 1978 e si impone subito a livello internazionale, tanto nel repertorio sinfonico come in quello operistico.
    Lo stile direttoriale di Riccardo Chailly si impone per l’ altissimo livello professionale ed artistico delle esecuzioni, ed il suo repertorio si estende per un ampio arco cronologico, che va da Bach alla musica del nostro tempo. Le esecuzioni di Chailly sono caratterizzate da una particolare chiarezza nella dizione del discorso sonoro, che lo porta a prediligere in felice simbiosi alcuni compositori: nel repertorio italiano Rossini e Verdi; nella grande tradizione tedesca in particolare Mahler e Bruckner; nel panorama della musica del 20.mo secolo in primo luogo Stravinsky, ma con eguale ammirevole nitore di resa le pagine - anche meno frequentate - di Janaček, Sostakovič, Messiaen e Varèse.
    L’attività direttoriale di Riccardo Chailly si distingue pure per la versatilità nella tipologia dei complessi da lui diretti, che lo porta dal piccolo gruppo strumentale da camera alle grandi masse orchestrali e corali richieste dal repertorio tardo ottocentesco e dell’inizio del XX secolo.

PREMIO RISERVATO A CITTADINI ITALIANI PER L’INCISIONE

   Guido Strazza ha fondato la sua ricerca operativa e teorica sul segno come valore autonomo: indagato nelle sue potenzialità di grafia, di tono, di composizione, il segno, con diverse strutturazioni, realizza immagini luministico-spaziali di singolare inventiva.
    La sua indagine, orientata verso un “ricercare” che fonde dialetticamente forti motivazioni analitiche ed emotive, procedimenti di acuta e lenta riflessione accanto a originali intuizioni, è caratterizzata da una costante tensione e da una altissima e rara qualità.
    Attento studioso dei segni “astratti” dell’animo e dei segni “referenziali” della natura, del tempo e della storia, Strazza è un acuto sperimentatore degli strumenti tecnici che rende consoni alle sue intenzionalità espressive che, tra l’altro, ampliano l’orizzonte percettivo-creativo.
    La sua opera, straordinaria per le varianti operative ed artistiche, per efficacia rigeneratrice dei mezzi e dei risultati, accanto ad una quantità eccezionale di singole incisioni, a tiratura limitata, presenta un settore notevole dedicato a variazioni su temi quali “Ricercare” (1973), “Orizzonti olandesi” (1974), “Trama quadrangolare”, “Insetti” (1980), “Segni di Roma” (1982).
    Alcune di queste ricerche si sono concretizzate in splendidi “libri d’artista”, numerosi anche negli ultimi anni, ove si configurano mirabili equivalenze tra segno e parola, tra immagine e scrittura.
    E’, inoltre, da segnalare come il lavoro di Strazza, sempre da lui direttamente eseguito, non abbia mai subito la ripetitiva ossessione del mestiere: egli non ha mai concepito l’incisione come mezzo di trascrizione di modalità di altre discipline artistiche, ma ne ha sempre esaltato la propria individua specificità.
Ha già ricevuto nel 1988 il Premio “Antonio Feltrinelli” per la Grafica.

PREMIO PER UN’IMPRESA ECCEZIONALE DI ALTO VALORE MORALE E UMANITARIO

    “Emergency” è un’organizzazione umanitaria privata ed indipendente senza fini di lucro, nata a Milano nel 1994 con lo scopo di fornire assistenza alle vittime di guerra. Il finanziamento è per la maggior parte derivante da contributi di sostenitori privati.
    I principali centri di Emergency sono oggi in Iraq, Cambogia, Afghanistan, Sierra Leone ed Algeria, zone tutte teatro di guerra, dove l’assistenza medico-chirurgica è mancante o insufficiente,  e si distinguono per la grande dedizione, l’alta professionalità e l’applicazione di tecniche avanzate, in condizioni difficili e pericolose per la stessa vita degli operatori. L’Associazione, ovunque operi, ha sempre garantito cure e sostegno  a tutte le vittime indistintamente,  prescindendo dalla loro collocazione politica o religiosa. Inoltre, Emergency si è molto impegnata contro l’uso delle mine antiuomo, contribuendo, nell’ottobre 1997, all’approvazione della legge per la messa al bando della produzione italiana di tali mine.
    Le strutture ospedaliere nelle quali opera sono edifici utilizzati in accordo con le autorità sanitarie locali, che Emergency si impegna a ristrutturare e  rendere efficienti. Emergency non diventa mai proprietaria delle strutture, così chè, nel caso in cui dovesse concludere la propria attività, gli edifici, i terreni e le apparecchiature mediche resterebbero alle autorità del luogo.
    E’ apparso, pertanto, che l’attribuzione del Premio ad Emergency risponda nel modo migliore alle finalità generali del Premio. Emergency, infatti, interviene costruendo e gestendo ospedali per le ferite di guerra o altre emergenze chirurgiche; centri per la riabilitazione fisica e sociale delle vittime delle mine antiuomo o di altri traumi di guerra; posti di primo soccorso per il trattamento immediato dei feriti; centri sanitari per l’assistenza medica di base; formazione del personale locale secondo criteri di alto livello professionale; attuazione di interventi umanitari di assistenza ai prigionieri in contesti connessi a situazioni di conflitto.

Elenco dei Premi "Antonio Feltrinelli" finora conferiti

 


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