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Leonardo a Roma. Le ragioni di una mostra

Date: 
16/04/2020

La mostra Leonardo a Roma. Influenze ed eredità (Roma - Villa Farnesina, 3 ottobre 2019-12 gennaio 2020) ha aperto la serie di iniziative “Il Trittico dell’ingegno italiano”, con le quali l’Accademia Nazionale dei Lincei ha inteso, fra il 2019 e il 2021, celebrare i centenari di tre grandi ingegni italiani: Leonardo, Raffaello e Dante

Il soggiorno di Leonardo a Roma è uno dei periodi meno noti dell’attività del Maestro di Vinci. Quando vi arriverà, nel 1513, Leonardo guarderà all’Urbe attraverso quello che Carlo Vecce ha definito «un sogno, una visione a lungo vagheggiata della grande bellezza dell’Antico, nutrita dei racconti di amici e maestri contemporanei». Vi soggiornerà, quasi stabilmente, almeno fino all’autunno del 1516, portando con sé – oltre alla sua fama – i suoi disegni, i suoi quadri e la sua esperienza anatomica e scientifica. Non molto però si conosce della sua attività pittorica nell’Urbe, oggetto di grandi silenzi e di controverse interpretazioni della critica.

In quegli anni, a Roma, presso la corte papale, centrale era certamente la figura di Raffaello; i due grandi artisti forse si conobbero, certamente frequentarono gli stessi luoghi e furono entrambi protetti da due grandi personaggi, papa Leone X e suo fratello, il cardinale Giuliano de’ Medici. Proprio al servizio di Giuliano, Leonardo e i suoi collaboratori erano stipendiati ed alloggiati a Roma, in un appartamento-studio appositamente ristrutturato in Vaticano, al Belvedere. Il luogo, nei pressi del Palazzo di Monte Giordano dove Giuliano risiedeva con la sua famiglia e la sua corte, era dunque non lontano dalle celebri Stanze, ove prendevano forma gli affreschi dell’Urbinate, e dalla Sistina di Michelangelo e degli altri grandi del Quattrocento.

Complesse le ragioni per le quali Giuliano volle Leonardo a Roma. Giuliano de’Medici, rappresentante di una famiglia storicamente legata alle maggiori committenze artistiche e culturali dell’epoca, volle forse avvalersi soprattutto delle conoscenze di Leonardo (che Giuliano trattò «più tosto da fratello che da compagno», secondo la testimonianza di Benedetto Varchi) nell’ingegneria e nell’architettura militare. Sarebbe però fuorviante relegare il periodo romano di Leonardo in questa unica dimensione. Nonostante le diffidenti parole di Baldassare Castiglione, ma soprattutto del Vasari (che gli attribuisce “infinite [...] pazzie” in un contesto di attenzione alle “cose filosofiche” e “massimamente all’alchimia”), a Roma Leonardo mantenne vivo l’interesse per l’anatomia umana – studiando, finché gli fu consentito, nell’ospedale di S. Maria della Consolazione – e scoprì quello per l’antichità, sullo sfondo di una riflessione costante sulla teoria e la tecnica pittorica intesa come sintesi di arte e scienza.

La mostra Leonardo a Roma. Influenze ed eredità, anche grazie alle importanti novità emerse dai restauri effettuati su diverse opere esposte, si è proposta di ricostruire criticamente, pur con tutte le cautele, le tracce del percorso romano del grande ingegno vinciano secondo delle precise direttrici di indagine, conducendone una riconsiderazione e proponendone un riesame storico-critico. Il serrato confronto che giustappose Leonardo e Raffaello, già a Firenze e poi a Roma, ha infatti trovato un luogo privilegiato di verifica nella stessa sede espositiva della mostra, la Villa di Agostino Chigi alla Lungara (Villa Farnesina), dove il Trionfo di Galatea, uno dei vertici del Rinascimento maturo e della pittura dell’Urbinate, e gli affreschi del Sodoma raffiguranti la vicenda di Alessandro e Roxane sono eloquente testimonianza dell’influsso esercitato da Leonardo e dai suoi allievi sulla pittura nell’Urbe al volgere del secondo decennio del Cinquecento. In mostra, poi, è stato esposto un bellissimo studio di panneggio di Leonardo, di proprietà dell’Accademia e conservato presso l’Istituto Centrale della Grafica d Roma.

Altro nodo critico della mostra è quello del dibattuto rapporto di Leonardo con l’antichità, sommo terreno di formazione e ispirazione per gli artisti, come è ben noto per Raffaello. L’Antico, seppure in forme diverse, riguardò anche Leonardo, per il quale va dunque sfatata la leggenda che fosse un uomo “illetterato” e legato soltanto al dettato dell’esperienza: ben lo dimostra la mostra parallela, tenutasi sempre ai Lincei e curata da Carlo Vecce, La biblioteca di Leonardo. «L’imitazione delle cose antiche è più laldabile che le moderne», scriveva esplicitamente nel Codice Atlantico (f. 399r), arrivando anche riconoscere la particolare bellezza di Roma e la sua “nobiltà”, carica di prestigio: «Ma che posso io fare essendo tanto la nobilità de tutti e luoghi / tanta l’excellentia de le cose de popoli? Sola Roma in che / modo potrà essere narata?» (Codice Atlantico, f. 816r). La mostra ha suggerito, con l’esposizione di alcune statue antiche (quali una Afrodite della Troade, il cui tipo è ben noto tramite il magnifico esemplare fiorentino della Venere Medici), possibili modelli per opere sia di Leonardo sia di Raffaello quali, ad esempio, le rappresentazioni di Leda.

La mostra, inoltre, ha focalizzato l’attenzione sugli aspetti legati al lavoro e all’organizzazione della “bottega”, leonardesca, la cui solidale attività rende spesso difficile distinguere le opere integralmente autografe da quelle solo elaborate con l’aiuto del Maestro. Il rapporto che legò il Leonardo ai suoi allievi fu solido e duraturo: alla sua partenza per Roma, egli annotò quasi solennemente che con lui viaggiavano alcuni discepoli, tra cui Salaì (cioè il giovane e preferito Gian Giacomo Caprotti) e Francesco Melzi. Dopo la morte di Leonardo ad Amboise (1519), il Melzi, erede delle carte, dei disegni e dei libri della biblioteca del Maestro, selezionò meticolosamente gli scritti sulla pittura contenuti nei codici vinciani, compilando quel prezioso repertorio, di fatto un autografo leonardesco, noto come Libro della pittura. È dunque anche grazie agli allievi se oggi si ha una conoscenza più approfondita dell’opera e della vita dell’artista.

Per altre notizie sulla Celebrazione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci si veda Il trittico dell'ingegno italiano. Leonardo 1519-2019


Bibliografia

Testo tratto da Roberto Antonelli, Il trittico dell’ingegno italiano: Leonardo, in Leonardo a Roma. Influenze ed eredità, Catalogo della mostra, Roma 2019, pp. 15-27. 


Legenda

Fig. 1 La Gioconda delle Gallerie Nazionali di Arte Antica dopo il restauro. Roma, Palazzo Barberini. Foto © Arcones/R. Bellucci
Fig. 2 L’allestimento della mostra nella Sala delle Prospettive di Villa Farnesina
Fig. 3 L’allestimento della mostra nella Loggia di Amore e Psiche di Villa Farnesina
Fig. 4 Un momento dell’allestimento mostra nella Loggia di Galatea di Villa Farnesina

 

Categoria: 
Approfondimento