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Dante Gatteschi, a scientist, a teacher, and a visionary in research, passed away on August 11

Dante Gatteschi

 

Nella notte dell’11 agosto è scomparso Dante Gatteschi, professore emerito dell’Università degli Studi di Firenze, scienziato di fama internazionale e figura di riferimento per diverse generazioni di chimici e scienziati dei materiali. Con lui scompare non soltanto uno dei protagonisti della chimica italiana della seconda metà del Novecento, ma anche un uomo che seppe guardare alla ricerca con una rara combinazione di rigore scientifico, curiosità, indipendenza di giudizio e capacità di costruire comunità.

Nato a Firenze il 27 ottobre 1945, Gatteschi si laureò in Chimica all’Università degli Studi di Firenze nel 1969, sotto la guida di Luigi Sacconi, uno dei grandi maestri della chimica di coordinazione italiana. In quella stessa Università costruì una scuola scientifica di respiro internazionale, contribuendo in modo decisivo a fare di Firenze, tra gli anni Settanta e Ottanta, uno dei principali centri mondiali per lo studio dei fenomeni magnetici e spettroscopici nei composti di coordinazione.

La sua attività scientifica si sviluppò inizialmente nell’ambito della chimica di coordinazione, della magnetochimica e della spettroscopia di risonanza paramagnetica elettronica (EPR). Attraverso un dialogo continuo tra sintesi chimica, spettroscopia e teoria, Gatteschi studiò la struttura elettronica e le proprietà magnetiche dei complessi dei metalli di transizione, contribuendo a rendere la spettroscopia EPR uno strumento fondamentale per comprendere la natura dei sistemi paramagnetici.

Ma uno dei tratti distintivi della sua personalità scientifica fu proprio la capacità di guardare oltre i confini del campo nel quale si era formato. Alla fine degli anni Ottanta seppe cogliere le straordinarie potenzialità insite nella possibilità di progettare le proprietà di un materiale a partire dalla sua struttura molecolare. Da questa intuizione prese forma un filone di ricerca destinato ad avere un'importanza crescente nella chimica e nella scienza dei materiali contemporanee: il magnetismo molecolare.

In questo ambito Gatteschi diede contributi fondamentali. Particolarmente celebre è la scoperta, insieme alla nostra consocia Roberta Sessoli, del fenomeno del magnetismo a singola molecola, che portò alla nascita e allo sviluppo del campo dei Single-Molecule Magnets. Quella scoperta aprì una nuova frontiera al confine tra chimica, fisica e scienza dei materiali, mostrando come proprietà magnetiche osservabili macroscopicamente potessero essere associate a singole entità molecolari. Da allora, lo studio della dinamica degli spin, dei fenomeni quantistici nei sistemi molecolari e delle loro possibili applicazioni nell’informazione quantistica è diventato un campo di ricerca internazionale di grande rilievo.

Nel corso della sua lunga carriera Gatteschi ha pubblicato oltre 530 lavori scientifici e ricevuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali, tra cui il Bruker Prize for EPR Spectroscopy, l’Agilent Technologies Europhysics Prize, il Franco-Italian Prize e l’International Zavoisky Award. Oltre che dell’Accademia Nazionale dei Lincei, è stato membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze detta dei Quaranta, dell’Accademia della Colombaria, della Deutsche Akademie der Naturforscher Leopoldina e dell’Academia Europaea. Ma al di là dei premi e delle appartenenze accademiche, la sua autorevolezza derivava soprattutto dalla qualità della sua ricerca e dal riconoscimento unanime dei suoi colleghi e dei suoi allievi.

Una visione che seppe diventare istituzione

Accanto alla sua attività scientifica, Dante Gatteschi ebbe un ruolo fondamentale nella costruzione di una nuova idea di collaborazione scientifica in Italia. Oltre trent’anni fa seppe comprendere che molte delle competenze, degli strumenti e delle capacità di ricerca presenti nelle università italiane avrebbero potuto acquistare una forza nuova se messe in comune.

Da questa intuizione nacque il Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Scienza e Tecnologia dei Materiali (INSTM). Nel settembre del 1992, università come Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Padova, Perugia, Pisa, Torino e Roma Sapienza raccolsero quella visione. Gatteschi ne fu il promotore e il principale punto di riferimento, riconosciuto dai colleghi come un vero primus inter pares. Fu prima Direttore e poi Presidente del Consorzio, accompagnandone i primi anni e contribuendo in maniera determinante a definirne l’identità.

La sua idea andava ben oltre il semplice collegamento amministrativo tra strutture universitarie. Era la convinzione che la ricerca scientifica potesse crescere attraverso la condivisione delle competenze, la collaborazione tra discipline e l’apertura internazionale. È difficile non vedere, nella nascita e nello sviluppo di INSTM, lo stesso tratto che aveva caratterizzato la ricerca scientifica di Gatteschi: la capacità di riconoscere che nuove possibilità emergono quando elementi diversi vengono messi in relazione. Nella scienza, questo significava unire chimica, fisica, spettroscopia e teoria; nella costruzione della comunità scientifica, significava mettere in comune persone, competenze, strumenti e idee.

Il maestro e l’uomo

Dante Gatteschi è stato anche un maestro nel senso più pieno del termine. Ai suoi allievi ha trasmesso non soltanto il rigore necessario alla ricerca, ma anche la curiosità, l'indipendenza di pensiero e, soprattutto, il valore del confronto e della collaborazione. Molti di coloro che hanno lavorato con lui hanno riconosciuto nella sua scuola non soltanto un luogo di formazione scientifica, ma una vera palestra intellettuale.

Di Dante va ricordata la straordinaria onestà, intellettuale e umana, insieme a una profonda integrità. Non era incline alle celebrazioni di sé né alle costruzioni artificiose del prestigio accademico. Al contrario, osservava il mondo della ricerca con un distacco spesso accompagnato da un’ironia sottile e da un sarcasmo pungente. Già negli anni Ottanta sapeva cogliere e commentare con lucidità quelle che considerava le storture del sistema scientifico. Guardava con particolare diffidenza alla trasformazione della ricerca in spettacolo e alla crescente importanza del marketing personale, che definiva con ironia “scienza spettacolo”.

Quell’ironia, che poteva talvolta apparire disincantata, nascondeva in realtà un forte senso della responsabilità dello scienziato. Per Gatteschi la scienza non aveva bisogno di essere spettacolarizzata per essere importante. Aveva bisogno di essere solida, originale, onesta e condivisa.

È forse questo uno degli aspetti più preziosi della sua eredità. Dante Gatteschi ci lascia una straordinaria produzione scientifica, una scuola, un campo di ricerca che ha contribuito a creare e un'istituzione che ha saputo crescere ben oltre la sua intuizione originaria. Ma ci lascia soprattutto un esempio di come si possa essere grandi scienziati senza perdere il senso della misura, della curiosità e dell'umanità. E rimane, per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, il ricordo di un uomo che sapeva guardare alla scienza con grande serietà, ma anche con quella salutare ironia che gli permetteva di vedere, dietro le mode e le apparenze, ciò che nella ricerca conta davvero.

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