Parrocchia cattolica della Sacra Famiglia (Holy Family Parish) del Patriarcato Latino di Gerusalemme in Gaza
Relazione di S. E. Mons. Iyad Twal
in occasione del conferimento del
Premio Straordinario «Antonio Feltrinelli»
per un’impresa eccezionale di alto valore morale e umanitario
a favore della popolazione di Gaza
Signor Presidente della Repubblica,
Eminenze, Autorità civili e religiose,
Gentili Signore e Signori,
Desidero anzitutto esprimere la mia profonda gratitudine per questo riconoscimento, che ho l’onore di ricevere a nome del Patriarcato Latino e della nostra parrocchia, la Sacra Famiglia in Gaza.
Rivolgo un sentito ringraziamento all’Accademia Nazionale dei Lincei per aver conferito questo prestigioso Premio “Antonio Feltrinelli”, che rappresenta non solo un grande onore, ma anche un forte incoraggiamento a proseguire nel nostro impegno a favore della nostra missione e della nostra presenza in Terra Santa.
Questo premio non è soltanto un segno di attenzione: è una voce che ci richiama tutti a non dimenticare, a non abituarci alla sofferenza, a non lasciare che il dolore di un popolo diventi silenzio.
Quando parliamo di Gaza, non parliamo di un’idea astratta, ma di volti concreti. Penso alla piccola comunità cristiana della parrocchia della Sacra Famiglia, che continua a vivere, a pregare e a servire in condizioni estremamente difficili.
Penso alle famiglie che, nonostante la scarsità di acqua ed elettricità, cercano di mantenere una vita dignitosa. Penso ai bambini che frequentano la nostra scuola, dove l’educazione diventa uno spazio di speranza, forse l’unico in mezzo a tanta incertezza.
Penso anche agli anziani e ai malati, accolti ogni giorno nelle strutture della parrocchia, dove non si offre soltanto assistenza materiale, ma soprattutto vicinanza umana: uno sguardo, una parola, una presenza che dice “non sei solo”.
Durante i momenti più difficili, la parrocchia è diventata un rifugio per molte famiglie, non solo cristiane. Le sue porte sono rimaste aperte a tutti, senza distinzione, offrendo protezione, cibo essenziale e, soprattutto, un senso di comunità. Questo è il significato più profondo della nostra missione: essere un segno concreto di fraternità in mezzo alla divisione, un segno di fede e di speranza in mezzo alla guerra.
Ed è proprio questa speranza che colpisce di più. Nonostante tutto, la gente nostra in Gaza continua a credere nella vita, continua a educare i figli, continua a pregare per la pace. Questa è una testimonianza che interpella profondamente anche noi.
La presenza oggi del Presidente della Repubblica è per noi un segno di grande valore. Essa testimonia che queste vite, spesso dimenticate, sono invece al centro di una responsabilità comune e di una solidarietà che non deve venire meno.
La pace, che tutti invochiamo, non nascerà improvvisamente. Essa si costruisce giorno per giorno, anche attraverso questi piccoli segni: una scuola che rimane aperta, una famiglia che viene sostenuta, una comunità che non abbandona i più deboli.
Ricevendo questo premio, rinnoviamo il nostro impegno a rimanere accanto alla gente di Gaza, a custodire la dignità di ogni persona e a continuare, con umiltà, a seminare segni di pace.
Che Gaza non sia soltanto, per il mondo, un luogo di crisi, ma diventi un appello vivo alla coscienza dell’umanità.
E che ciascuno di noi possa sentirsi parte di una risposta concreta, fatta di solidarietà, giustizia e pace.
Grazie.

