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Daniele Franco presenta il report: Scienza, economia e politica nella transizione climatica

Nel corso della conferenza lincea tenutasi il 12 febbraio presso l’Accademia Nazionale dei Lincei, Daniele Franco, già Ragioniere generale dello Stato, Direttore Generale della Banca d’Italia ed ex Ministro dell’Economia e delle Finanze, ha presentato la relazione “Scienza, economia e politica nella transizione climatica”. Franco, attualmente Presidente della Fondazione Gemelli, ha analizzato le complesse interazioni tra evidenze scientifiche, sostenibilità economica e processi decisionali politici nel contesto della crisi climatica.

La riflessione prende avvio dalla constatazione che la temperatura media globale ha già registrato un’anomalia di circa 1,5°C rispetto al periodo pre-industriale, rendendo il 2024 l’anno più caldo mai osservato. Secondo i modelli dell’IPCC, senza una drastica riduzione delle emissioni di CO₂ l’aumento delle temperature potrebbe raggiungere tra i 2°C e i 4,5°C entro la fine del secolo, con effetti critici sulla produzione agricola, sull’abitabilità di intere regioni e con il rischio di innescare migrazioni di massa.

Per rispettare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, sarà necessario ridurre in modo radicale le emissioni globali, passate dai 5 miliardi di tonnellate del secondo dopoguerra agli attuali 38 miliardi. Per l’Italia ciò implica investimenti aggiuntivi pari a circa il 2% del PIL all’anno, ovvero oltre 41-42 miliardi di euro. Un impegno che si confronta con un debito pubblico elevato e con i crescenti costi della transizione demografica, che gravano sui sistemi sanitario e pensionistico.

Franco ha inoltre evidenziato uno degli ostacoli più rilevanti: la “preferenza intertemporale” dei sistemi democratici, che tende a privilegiare benefici immediati rispetto a vantaggi ambientali destinati soprattutto alle generazioni future. Poiché il clima è un bene pubblico globale, la sua tutela richiede una cooperazione volontaria tra circa 200 Paesi, resa complessa dalle tensioni geopolitiche e dalla necessità di coinvolgere grandi emettitori e nazioni in forte crescita demografica, come l’India e molti Paesi africani.

In conclusione, Franco ha sottolineato che la via d’uscita dal trilemma climatico passa da una maggiore consapevolezza pubblica, dal ruolo guida della scienza e da un approccio politico pragmatico. La transizione dovrà essere sostenuta da ricerca, innovazione e flessibilità, salvaguardando la competitività industriale e favorendo meccanismi elettorali capaci di premiare leader orientati al benessere delle generazioni future. Nonostante le difficoltà distributive e i costi elevati, ha ribadito che non esistono alternative praticabili all’azzeramento delle emissioni per preservare la stabilità del pianeta.

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