I recenti sviluppi dell’intelligenza artificiale nella ricerca matematica hanno reso evidente la rapidità del cambiamento in corso: sistemi che fino a poco tempo fa svolgevano soprattutto una funzione di supporto sono oggi in grado di contribuire alla soluzione di problemi matematici di notevole difficolta`. Indipendentemente dalla valutazione dei singoli risultati, questa evoluzione solleva questioni importanti per la ricerca, la formazione e, più in generale, per il rapporto tra conoscenza umana e intelligenza artificiale.
La matematica offre, da questo punto di vista, un osservatorio particolarmente interessante. L’intelligenza artificiale di oggi ha alle spalle decenni di sviluppi matematici, informatici e tecnologici; allo stesso tempo, proprio nella matematica emerge con particolare chiarezza una distinzione fondamentale: ottenere una risposta non significa necessariamente comprenderla; verificare la correttezza di un ragionamento non equivale a coglierne le idee; disporre di uno strumento molto potente non significa saperlo utilizzare con giudizio.
Sono distinzioni che vanno ben oltre la matematica. Nel dibattito pubblico l’intelligenza artificiale viene ancora spesso percepita in modo indistinto. Si parla, per esempio, dell’“algoritmo” quasi fosse un’entità dotata di volontà propria, e si oscilla facilmente tra diffidenza e fiducia eccessive. Con la diffusione di sistemi sempre più capaci sarà invece necessario comprenderne meglio possibilità e limiti e, soprattutto, imparare a distinguere ciò che può essere affidato a questi strumenti da ciò che richiede giudizio, responsabilità e autonomia da parte delle persone.
La formazione è, a nostro avviso, uno dei terreni decisivi. Gli studenti avranno a disposizione strumenti capaci di risolvere problemi, scrivere testi, programmare e contribuire, in forme diverse, alla produzione di conoscenza. Il compito della scuola e dell’università sarà integrarli nel percorso formativo senza rinunciare a ciò che l’educazione deve anzitutto sviluppare: comprensione, autonomia intellettuale, capacità critica e responsabilità personale. Sarà quindi necessario ripensare sia il modo di insegnare sia le forme con cui si verificano le conoscenze e le capacità realmente acquisite.
Lo stesso vale per la ricerca e per la sua valutazione: se una parte crescente dell’attività scientifica sarà svolta con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, acquisterà ancora maggiore importanza la capacità di distinguere il risultato prodotto dalla comprensione che il ricercatore ne possiede, la quantità dei lavori dalla loro qualità e originalità, l’uso efficace di uno strumento dall’autonomia scientifica di chi lo impiega. Anche i criteri con cui formiamo, selezioniamo e valutiamo i ricercatori dovranno tenere conto di questa trasformazione.
Più in generale, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale richiede anche una riflessione di carattere umanistico. Non si tratta di contrapporre cultura scientifica e cultura umanistica, ma di riconoscere che la disponibilità di strumenti sempre più potenti rende ancora più importanti la capacità di interpretare, di scegliere, di formulare giudizi e di assumersi la responsabilità delle proprie decisioni.
La matematica si trova oggi tra le discipline nelle quali questi cambiamenti sono diventati più rapidamente visibili e per questo la nostra esperienza può offrire un contributo a una discussione che non riguarda soltanto la scienza e l’università, ma coinvolge la scuola, le istituzioni e, più in generale, la società.

