
Paolo Galluzzi è stato senza alcun dubbio uno dei principali storici della scienza negli ultimi decenni ed è stato uno straordinario organizzatore di cultura, promuovendo in primo luogo l’applicazione delle nuove tecnologie informatiche allo studio dei principali esponenti del pensiero scientifico nell’età moderna e anche contemporanea. Basta andare a Firenze e visitare il Museo Galileo e l’eccezionale centro informatico di cui è dotato per capire quanto lungimirante da ogni punto di vista sia stato Galluzzi. In Italia solamente Paola Barocchi, fondando il CRiBeCu della Scuola Normale Superiore (Centro di ricerche informatiche per i Beni culturali), può essere accostata alla sua intuizione.
In questo campo è stato certamente un pioniere e il suo straordinario lavoro è stato apprezzato non solo in Italia, ma anche a livello internazionale. E questo è stato uno dei tratti più importanti e più originali della sua personalità: Galluzzi si è mosso sempre sul piano internazionale, costruendo rapporti con i maggiori centri nel mondo di storia della scienza e insegnando nelle maggiori università sia italiane che europee. Era una scelta, questa, che aveva fatto fin da giovane, e che aveva rafforzato negli anni della maturità: è sintomatico che fosse presente anche nel comitato che attribuisce il premio Nobel, a indicazione della caratura internazionale della sua figura e del ruolo che gli veniva riconosciuto sia in Italia che al di fuori del nostro Paese. Da questo punto di vista, senza alcun dubbio, una figura non comune.
Se nel delineare un ricordo di Galluzzi ci si fermasse a questo, non si metterebbero a fuoco, però, quelli che sono stati alcuni aspetti principali della sua personalità, a cominciare dai legami che aveva fin dagli anni dell’università con un maestro come Eugenio Garin, con il quale si laureò con una tesi che coinvolgeva Galileo, avviando una ricerca che avrebbe condotto fino agli ultimi mesi della sua vita. Ancora da ultimo stava lavorando a un Galileo ‘quotidiano’, colto nell’esperienza di ogni giorno e non solo alla luce dei grandi testi che aveva scritto e delle rivoluzioni che era riuscito a provocare con la sua mente geniale.
A Garin è sempre rimasto legato, ma in modo libero e autonomo, come del resto era Garin stesso a volere, fedele in questo alla lezione del suo maestro, Ludovico Limentani, il quale teorizzava il diritto all’errore dei propri scolari: dovevano essere lasciati liberi di sbagliare e di imparare nel corso del lavoro che venivano facendo.
Nella vita di Galluzzi, sia intellettuale che personale, c’è stata un’altra grande figura alla quale egli è stato legato e forse per certi aspetti più ancora di quanto non sia stato legato a Garin: intendo dire Tullio Gregory, che lo sostenne in tutta la vita accademica e lo volle all’Accademia dei Lincei, come socio corrispondente nella categoria quinta, quella dei filosofi.
Galluzzi aveva incontrato Gregory presso il Lessico Intellettuale Europeo, un centro del CNR, inizialmente varato nell’ambito della facoltà di Lettere dell’Università di Roma ‘La Sapienza’, che ha avuto il merito straordinario di trasformare in maniera profonda gli studi di storia della filosofia e in genere di storia della cultura, sottolineando il valore essenziale che hanno i lessici degli autori, utilizzati come una risorsa eccezionale per delineare la struttura di un testo in forme nuove e originali. Sarebbe opportuno, credo, riflettere sul ruolo del Lessico nella cultura italiana ed europea – e sottolineo europea, perché Gregory, come Galluzzi, si è sempre mosso in un orizzonte di carattere internazionale, soprattutto europeo, coinvolgendo i principali centri e i più importanti autori che nel nostro continente si muovevano nella stessa direzione. Basta vedere il catalogo delle pubblicazioni del Lessico, specialmente negli anni della direzione di Gregory, per constatare il grande lavoro compiuto in quel periodo. Nell’ambito del Lessico Galluzzi preparò un’opera che si è rivelata poi col tempo fondamentale, su un lemma preciso, Momento, con particolare riferimento appunto a Galileo; un volume ripubblicato proprio ora in lingua inglese in un’edizione che Galluzzi ha voluto dedicare a Gregory: il maestro e l’amico con cui aveva condiviso importanti esperienze sia intellettuali e scientifiche che umane.
Al centro del suo lavoro sono stati in modo particolare due autori: Galileo e Leonardo, studiati e decifrati da un nuovo punto di vista, attraverso l’uso intelligente e acuto delle tecnologie informatiche, ricevendo per questo riconoscimenti a livello internazionale: pochi mesi fa a Londra è stata presentata la Leonardotheka, che ha avuto uno straordinario successo. Ma Galluzzi ha mostrato attenzione e interesse anche per la storia dell’Accademia dei Lincei, in modo particolare per la personalità di Federico Cesi, al quale ha dedicato studi importanti, e ha anche lavorato da un punto di vista originale sul cattolicesimo riformatore tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, pubblicando un importante libro per le Edizioni della Normale.
Non tutti gli studiosi hanno passione per l’organizzazione degli studi e non tutti, quand’anche abbiano questa passione, hanno capacità di muoversi con lungimiranza come ha fatto Paolo Galluzzi nel suo lungo lavoro, costruendo anche una straordinaria biblioteca personale che ha deciso di lasciare all’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento, rivendicando in questo modo il valore di una solidarietà intellettuale e umana di tanti anni, costruita intorno a un maestro d’eccezione come Eugenio Garin.
Se posso fare un riferimento tipo personale – ci siamo conosciuti tantissimi anni fa proprio alla scuola di Eugenio Garin, abbiamo lavorato insieme presso il Lessico diretto da Gregory e siamo poi stati nella stessa categoria dell’Accademia dei Licei –, ho sempre apprezzato in Paolo, oltre che la severità e il rigore – si divertiva a bucare i palloncini dei finti maestri che svolazzano attorno a noi, mostrando come spesso dietro le loro parole non ci fosse nessuna sostanza –, l’apertura e la curiosità nei confronti della vita, che sapeva accogliere in tutti i suoi aspetti. Era severo, ma anche ironico, e, se necessario, sapeva essere sarcastico: un tratto della sua figura fino agli ultimi, difficili, tempi. Senza dubbio, quando si allontanano da noi consoci come Gregory, Cambiano, Sasso, Galluzzi, non si può far altro che considerare l’irrevocabilità della perdita: ci sono figure che lasciano un vuoto che è impossibile colmare.

