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Ricordi

Nikolai V. Sobolev, eminente geologo e socio dei lincei

Date: 
Wednesday, 30 March 2022

L’Accademia Nazionale dei Lincei esprime il più profondo dolore per la scomparsa avvenuta il 25 marzo 2022 a Novosibirsk di NIKOLAY VLADIMIROVIC SOBOLEV, Socio Straniero Linceo per le Geoscienze dal 2017. 

L’eminente scienziato era nato il 28 maggio 1935 a Leningrado; sin da giovane ha vissuto in Siberia in seguito all’assunzione della direzione dell’Istituto di Geologia e Mineralogia di Novosibirsk da parte del padre, Vladimir S Sobolev, al quale questa sede prestigiosa è ora intitolata: lì ha conseguito il dottorato nel 1972 e si è affermato esperto nel campo della mineralogia, della petrologia e della geochimica. Ne ha assunto per 40 anni la direzione (lasciata dal padre nominato presidente della International Mineralogical Association (IMA)), nel tempo favorendo che si dotasse delle più moderne strumentazioni.

I suoi studi personali, inizialmente rivolti al terreno (kimberliti Mir e Obnazhennaya) si svolsero prevalentemente in laboratorio e sempre centrati su rocce di alta e altissima pressione contenenti diamante, tra i maggiori specialisti di paragenesi contenenti questo minerale e considerato, dopo la scoperta di microdiamanti contenuti in granati di gneiss d’origine crostale nel Massiccio di Kotchetav (Kazakhstan) effettuata col dottorando V.S. Shatski, il maggior esperto mondiale nella subduzione della Crosta continentale fino alle profondità di mantello stimate in ca. 250 km, nonché nella conseguente obduzione.

Intense le sue collaborazioni e i suoi rapporti internazionali intrattenuti con scienziati di tutto il mondo, sia privilegiando paesi e località di possibile interesse per investigare metamorfismo sotto altissime pressioni, sia fornendo diamanti impuri di kimberliti siberiane a ricercatori interessati a studiare a fine petrogenetico i grani intrappolati.

Per anni partner attivo del DCO (Deep Carbon Observatory), che studia il riciclo del carbonio dall’atmosfera al mantello terrestre, è stato membro della Accademia Russa delle Scienze, della Academia Europaea e Membro Associato dell’Accademia Nazionale Statunitense delle Scienze (US-NAS). Nel 2013 gli è stata conferita la Medaglia di Eccellenza per le Scienze Mineralogiche dell’IMA .

 

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Il socio Rodolfo Sacco, illustre giurista, si è spento nella sua Torino

Date: 
Monday, 21 March 2022

La mattina del 21 marzo si è spento nella sua Torino il socio Rodolfo Sacco, corrispondente dal 1988 e nazionale dal 1996

Nato a Fossano nel novembre del 1923 Rodolfo Sacco si laureò in giurisprudenza nell’Università di Torino discutendo una tesi di laurea sul concetto di interpretazione del diritto, poi oggetto di pubblicazione, con Mario Allara nella cui severa scuola si segnalò come brillante civilista.

Prima della laurea Rodolfo Sacco si distinse come valoroso comandante partigiano combattendo la lotta per la liberazione nella Val Chisone e scampando, oltre che a molti scontri a fuoco, ad una sicura condanna a morte con una fortunata evasione dal carcere nazi-fascista per riunirsi alla sua formazione sino alla Liberazione, per la quale nel 2016 ha ricevuto la medaglia d'oro.

Vinta la cattedra di diritto privato insegnò presso le università di Trieste e Pavia per rientrare nella facoltà giuridica di Torino ove si riunì a quel gruppo di talentuosi giuristi che avevano condiviso con lui la prima parte della carriera accademica, tra i quali: Giovanni Conso, Marcello Gallo, Gastone Cottino che poi lo raggiungeranno di nuovo nella nostra Accademia.

A Torino Sacco ebbe primieramente la cattedra di diritto privato comparato perché nel frattempo si era dedicato con passione alla comparazione giuridica formando assieme a Gino Gorla e Mauro Cappelletti una triade di maestri che rinnovò l’intera disciplina assicurando alla comparatistica italiana un posto d’onore nel mondo.

Formidabili sono stati gli apporti di Rodolfo Sacco agli studi comparatistici ove l’attrezzatura intellettuale del comparatista è ormai profondamente impregnata dalle Sue idee: dalla analisi della circolazione dei modelli, alla scomposizione dei sistemi in formanti ed altri ancora che sarebbe troppo lungo elencare, ma che trovano posto nelle note Tesi di Trento e nei manuali di Introduzione al diritto comparato e di Sistemi giuridici comparati divenuti classici e tradotti in numerose lingue.

Piuttosto è da ricordare che l’indubbia creatività dei suoi apporti si è nutrita della sua inesausta curiosità intellettuale che lo ha condotto a coltivare studi storici, linguistici, antropologici per poi riversarsi in nuove direzioni di ricerca giuridica verso le quali ha avviato numerosi allievi. Basti segnalare al riguardo le aperture verso la comparazione con i sistemi socialisti, con quelli dell’estremo oriente e, soprattutto con i diritti dell’Africa subsahariana e, ancora, l’avvio degli studi di traduttologia giuridica, cui ha dato fondamento scientifico, e last but not least le ampie ricerche di antropologia giuridica di cui testimoniano opere come Antropologia giuridica (2007) ed il Diritto Muto (2015) anch’esse tradotte all’estero.

Gli studi di frontiera, come amava chiamarli e sui quali organizzò e diresse un importante convegno linceo, non gli fecero abbandonare quelli dedicati al diritto civile italiano da cui era partito e qui si misurò con istituti centrali della disciplina: in particolare con le tematiche del possesso (Il Possesso, giunto alla 3a ed., con Raffaele Caterina) e del contratto (Il Contratto, giunto alla 5a ed., con Giorgio De Nova) alle quali ha dedicato opere trattatistiche costantemente ripubblicate che hanno fatto da spartiacque nella letteratura civilistica italiana ricevendo anch’esse varie traduzioni all’estero.

Fecondo è stato il suo insegnamento e numerosissimi i suoi allievi che sono divenuti docenti universitari. Cosa di cui andava giustamente orgoglioso

L’inesausta attività scientifica e la lunga vita hanno avvalso a Rodolfo Sacco numerosi riconoscimenti che si sono aggiunti alle medaglie al VM conquistate in gioventù, ci si limita a menzionare le lauree h.c. delle Università di Paris 2, Genève, Toulon e Mc Gill, la medaglia conferitagli dall’Academie Internationale de Droit Comparé/ International Academy of Comparative Law, la presidenza dell'International Association of Legal Sciences e la chiamata a far parte di numerose accademie italiane e straniere.

Era però particolarmente affezionato all’Accademia dei Lincei di cui è stato assiduo frequentatore ed animatore per oltre trent’anni sino alla crisi pandemica.

Lo ricorderemo.

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John H. Elliott, storico dell'età moderna

Date: 
Thursday, 10 March 2022

Il 10 marzo 2022 è morto ad Oxford il socio sir John H. Elliott, Regius Professor Emeritus all’Università di Oxford all’età di 91 anni.  Nato a Reading nel 1930, Elliott si era formato a Cambridge presso l’Eton College e il Trinity College, scegliendo la storia dopo un’iniziale attrazione per lo studio delle lingue moderne, la cui conoscenza avrebbe messo poi a frutto nelle sue ricerche. Negli anni Cinquanta nelle università britanniche prevaleva la storia politica del Regno Unito e, a livello della storiografia internazionale, si affermavano gli studi di storia economica. Professore di Storia Moderna a Cambridge era Herbert Butterfield, storico e filosofo del pensiero e delle istituzioni politiche. In controtendenza con questi orientamenti, forse affascinato dall’affresco mediterraneo che Fernand Braudel aveva disegnato ne La Méditerranée, la cui prima edizione uscì nel 1949, il giovane Elliott maturò precocemente un interesse per la Spagna, per la sua cultura, per la straordinaria vicenda della sua ascesa e del suo declino. Lo appassionavano figure forti e di intensità drammatica come il conte-duca di Olivares, il valido di Filippo IV alla cui biografia Elliott pensò sin dal suo primo soggiorno in Spagna.  Ma fu anche la complessa storia della Catalogna a catturarlo. Pur nella greve atmosfera del franchismo gli storici catalani, capitanati da Jaime Vicens Vives, rappresentavano un gruppo vivace. Elliott vi si inserì e alla rivolta della Catalogna avrebbe dedicato il suo primo lavoro importante: The Revolt of the Catalans: A Study in the Declin of Spain, 1598-1640, Cambridge, 1963. Dal 1958 Elliott era entrato nell’editorial board della giovane rivista «Past and Present», fondata nel 1952, segnata allora da una marcata impronta marxista. Nella rivista, che in quegli anni inaugurava un acceso dibattito sulla transizione e sulle rivolte della prima età moderna, Elliott sarebbe rimasto per quarant’anni intervenendo con articoli fortemente propositivi su temi come continuità e rivoluzione nel processo storico o forgiando categorie interpretative come quella di “monarchia composita” che avrebbe usato per la complessa realtà della monarchia iberica, ma anche a scala europea.. 

Negli anni Sessanta a Cambridge Elliott fu prima (1957-62) Assistant Lecturer, poi Lecturer (1962-67); divenne   Professor of History al King’s College di Londra nel 1968.  A questa fase sono da ascrivere, oltre lo studio sulla rivolta catalana, i fortunati volumi Imperial Spain: 1469-1716 (London 1963) e Europe Divided, 1559-1598 (London, 1968).  Coronava questo decennio di straordinaria attività The Old World and the New 1492-1650 (Cambridge, 1970) in cui apriva le sue ricerche all’incontro/confronto tra Europa e mondi oceanici. I suoi studi segnavano già negli anni Settanta una svolta rispetto alla storiografia tradizionale sulla Spagna, sulla quale pesavano ancora il mito delle leyenda negra e la visione dell’eccezionalismo spagnolo rispetto al resto d’Europa. Elliott abbracciava invece con decisione e convinzione il metodo comparativo: comparazione tra due individualità d’eccezione (Richelieu and Olivares, Cambridge, 1984), ma anche tra nazioni e imperi.

Questa apertura storiografica fu facilitata e potenziata dal lungo soggiorno di Elliott presso l’Institute for Advanced Study a Princeton, dove insegnò dal 1973 al 1990 per poi concludere la sua carriera universitaria (ma non quella di studioso) a Cambridge nel 1997. Nel prestigioso istituto di ricerca americano Elliott poté far avanzare molti dei suoi cantieri di ricerca: la biografia del conte-duca (The Count-Duke of Olivares: a Stateman in a Age of Decline, Yale 1986), inserita nella più generale riflessione sul fenomeno europeo del ministro-favorito (The World of the Favourite, ed. con L.W.B. Brokliss, Yale 1999), la comparazione tra le esperienze americane degli spagnoli e dei britannici estesa al lungo periodo (Empires of the Atlantic World: Britain and Spain, 1492-1830, Yale 2009). A Princeton, inoltre, Elliott sviluppò un sodalizio che sarebbe durato a lungo con lo storico dell’arte Jonathan Brown insieme al quale avrebbe pubblicato uno studio pioneristico sul palazzo simbolo del siglo de oro: il Buen retiro di Filippo IV (A Palace for a King, Yale 2003)..

Operoso fino agli ultimi giorni della sua vita, Elliott avrebbe continuato a interrogarsi sulle radici e gli sviluppi paralleli ma differenti di dinamiche separatiste che hanno segnato la storia europea (Scots and Catalan Union and Disunion (Yale 2020), nonché, con un approccio di riflessione autobiografica, sulle valenze del mestiere di storico (History in the Making, Yale 2012)..

 

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Harald Weinrich, linguista e filologo romanzo, scomparso a Münster

Date: 
Sunday, 27 February 2022

Il 27 febbraio è scomparso a Münster Harald Weinrich, uno dei più grandi e originali linguisti e filologi romanzi del Novecento, socio straniero dell'Accademia dei Lincei dal 2003, professore emerito di Lingue e letterature romanze al Collège de France, dopo essere stato professore ordinario in varie università tedesche. Sarebbe riduttivo confinarlo a una singola specializzazione poiché egli fu filologo, linguista, scienziato della letteratura, antropologo, capace di coniugare al livello più alto e innovativo linguistica e letteratura, scienze umane e scienze naturali. 

Autore di memorabili saggi e libri tradotti in italiano e in numerose altre lingue (Tempus. Le funzioni del tempo nel testo, Linguistica della menzogna, Metafora e menzogna. Per una storia letteraria del Lettore, Mémoire linguistique de l'Europe, La memoria di Dante, Il polso del tempo, Lete, fra gli altri), è impossibile tracciare in breve i contributi offerti agli studi e alla riflessione, anche al di là della ricerca pura, come nelle belle quartine dedicate alla saggezza degli animali (Vom Leben und Lesen der Tiere. Ein Bestiarium). Quasi ogni suo saggio e ogni suo libro hanno portato a un diverso modo di interpretare un'opera o un fenomeno linguistico e letterario, anche perché la sua ricerca e il suo insegnamento sono state caratterizzate da una fortissima interdisciplinarità (fu anche uno dei fondatori della rivoluzionaria università di Bochum) e da un'apertura al mondo che lo ha portato a una profonda riflessione sul rapporto fra Soggetto e Testo, fra Presente e Passato e sulla funzione e il ruolo dell'Europa nel mondo contemporaneo.

Allievo di Heinrich Lausberg, autore del monumentale Handbuch der literarischen Rhetorik, a sua volta allievo di Ernst Robert Curtius, autore dell'altrettanto monumentale Letteratura europea e Medioevo latino, aveva accolto dal primo un'attenzione primaria per la retorica come scienza del rapporto fra Emittente e Ricevente, dal secondo la convinzione e la passione, dopo gli orrori del nazismo e della seconda guerra mondiale, per un'Europa capace di superare i nazionalismi e di riconoscere anche i limiti delle proprie frontiere. L'attenzione per l'altro versante della comunicazione e del testo, il Lettore, il Ricevente, si dispiegò quindi anche come attenzione verso l'Altro, il co-protagonista di un'Europa che prima di tutto doveva riconoscere che la mobilità europea «aveva portato più disordine e inquietudine nel mondo che non tutte le migrazioni che si dirigono verso l'Europa».

Uno studioso e un uomo che della disponibilità e dell'amore-charitas verso gli altri studiosi ma anche verso quel che definiva «l'interlocutore sconosciuto», cui prima di tutto si rivolgeva nei suoi scritti, ha fatto un principio fondamentale della propria ricerca e della propria vita.  Lascia un vuoto incolmabile per gli studi e per chiunque abbia avuto il privilegio di conoscerlo.

 

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Andreina Griseri, storica dell'arte e socia lincea, si è spenta a Torino

Date: 
Friday, 25 February 2022

Nel panorama degli studi storico artistici la scomparsa di Andreina Griseri rappresenta una grave e dolorosa perdita.

Nata a Mondovì (CN) il 25 gennaio 1925, si è laureata nel 1948 presso l’Università di Torino e presso questa Università è stata professore ordinario di Storia dell’arte moderna
dal 1969 al 1997.

Nell’ambito degli studi storico-artistici le ricerche di Andreina Griseri hanno rappresentato un contributo fondamentale per l’ampiezza degli interessi e per l’impianto metodologico che al rigore  filologico coniugava una acuta percezione per gli eventi storici e per la storia della cultura, come testimonia la sua vastissima produzione confluita in fondamentali riviste (ad esempio  “Paragone”) e in numerose monografie e saggi, molti dei quali editi dalla casa editrice Einaudi con la quale ha intrattenuto un lungo e costruttivo sodalizio.

Impossibile affrontare la storia artistica piemontese, senza far ricorso ai suoi diramati e originali studi rivolti a temi cruciali che spaziano dal tardogotico internazionale, attraverso l’età del barocco e dell’illuminismo, fino alla contemporaneità, focalizzando aspetti e personalità significative dell’ architettura, dell’urbanistica, della pittura, della produzione grafica, delle amate arti decorative, sulle quali ha evidenziato un ingente materiale inedito (argenti, porcellane, mobili), aprendo uno squarcio suggestivo su una produzione fino ad allora sostanzialmente negletta. Vere e proprie pietre miliari - e non solo per gli specialisti - sono alcune esposizioni da lei curate, come quella dedicata a Giacomo Jaquerio (1979) e, soprattutto, al barocco piemontese  (1963), il cui catalogo rappresenta un punto di riferimento ineludibile per gli studi su questa temperie figurativa.

Impresa complessa privilegiare alcuni titoli dalla vastissima produzione storicocritica di Andreina Griseri, di cui ricordiamo solo Metamorfosi del barocco, i saggi su Grafica e Immagine e sull’ Arcadia, ambedue pubblicati nei volumi del 1980 e 1981 della Storia dell’Arte Einaudi, da accostare agli affascinanti contributi sulle dimore sabaude: la Palazzina di Caccia di Stupinigi, la Reggia di Venaria e il “Diamante”, la villa di Madama Reale Cristina di Francia. Anche all’ambito della grafica, la studiosa ha rivolto ricerche pionieristiche, come la revisione dei Grandi disegni italiani nella Biblioteca Reale di Torino (1979) e, in collaborazione con Henry Millon, lo studio sul corpus grafico di Juvarra (Filippo Juvarra. Drawings from the Roman Period 1705-1714, 1999).

Numerosi gli incarichi e i riconoscimenti: Consigliera nel Consiglio Generale della Compagnia di San Paolo di Torino e vicepresidente della Fondazione per l’Arte della Compagnia di San Paolo. Ha fatto parte del comitato scientifico e della redazione della rivista “Centro Studi Piemontesi”. Dal 1991 è stata accademica corrispondente dell’Accademia Nazionale dei Lincei e dal 1991  accademica nazionale; socia nazionale dell’Accademia delle Scienze di Torino; accademica cultrice dell’Accademia di San Luca; socia effettiva della Deputazione Subalpina di Storia Patria.

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La professoressa Andreina Griseri è mancata a Torino il 25 febbraio 2022

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Ettore Pacini, biologo vegetale e socio dei Lincei, si è spento il 26 gennaio

Date: 
Wednesday, 26 January 2022

Il 26 gennaio 2022 si è improvvisamente spento a Siena Ettore Pacini, nato il 26/6/1942, professore ordinario di Botanica all'Università di Siena, dove ha insegnato nei corsi di Scienze Naturali e Biologia. fino al 2012.

Ettore Pacini, socio dell'Accademia dei Lincei dal 2006, è stato ispiratore di un campo di ricerca cruciale nella biologia vegetale: la biologia e l'ecologia riproduttiva nelle piante a semi, in particolare, si è occupato dei processi cellulari che portano alla formazione del granulo pollinico. I suoi studi sul differenziamento delle microspore e sulle peculiarità delle loro pareti cellulari, elegantemente descritte in centinaia di immagini di microscopia elettronica a trasmissione e a scansione, sono riportati in molti testi universitari di Botanica. Oltre ad essere un morfologo raffinato, il Professor Pacini ha condotto studi ecofisiologici, che hanno mostrato la relazione tra il tra contenuto di carboidrati dei granuli e la capacità di germinazione in diverse condizioni ambientali quali la disponibilità di acqua. Fra gli altri studi condotti da Ettore Pacini, ricordiamo l'interazione pianta-insetto durante il processo di impollinazione, la formazione del nettare da parte dei tessuti fiorali dedicati: i nèttari ed I diversi meccanismi di dispersion del polline, sempre interpretati in una visione evolutiva.

L'attività scientifica del Professor Pacini è documentata da 216 pubblicazioni per esteso pubblicate sulle migliori riviste di biologia vegetale, tra cui: Plant Systematics and Evolution, Annals of Botany, Sexual Plant Reproduction, Protoplasma.  È stato editore di molti libri che dimostrano sia la sua profonda conoscenza nella biologia riproduttiva delle piante che il riconoscimento delle sue ricerche e la partecipazione della comunità internazionale al suo lavoro scientifico. Fra questi ricordiamo:

(Sexual Reproduction in Higher Plants. Springer, Berlin, 1988.
The Tapetum: Cytology, Function, Biochemistry and Evolution. Springer-Verlag, Wien, 1993.
Anther and Pollen: From Biology to Biotechnology. Springer, Berlin, 1999. Pollen and Pollination.  Springer-Verlag, Wien, 2000.
Nectary and Nectar: from Biology to Biotechnology. Springer-Verlag, Wien, 2003).

Ettore Pacini è stato un uomo di grande curiosità e interessi storici e artistici: disegnava in modo originale e creative e riusciva ad identificare le piante illustrate nei capolavori rinascimentali assegnando a ciascuna il nome linneano.
La sua cultura e la sua saggezza ci mancheranno.

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È scomparso Terenzio Cozzi, economista e socio linceo

Date: 
Monday, 24 January 2022

 È scomparso Terenzio Cozzi, professore emerito dell’Università di Torino, già ordinario di Economia politica dal 1970. Nato a Portogruaro (VE) il 28/04/1939, Cozzi si laureò in Economia e Commercio all’Università Cattolica di Milano nel cui Collegio Universitario fu, per merito, studente. Ai Corsi di economia politica tenuti da Siro Lombardini, suo maestro, divenne compagno ed amico di molti altri che sarebbero diventati professori alla Università di Bologna e alla Cattolica in quella scelta ideale della economia come scienza sociale per il bene comune. Dopo Siro Lombardini ,sua maestro alla “Cattolica” dapprima e poi a Torino, alla Università di Cambridge ,dove prese il PhD, suoi maestri furono Richard Goodwin e Luigi Pasinetti.

Divenne professore ordinario giovanissimo, trentenne, per i suoi importanti contributi alla teoria della dinamica economica. La sua attività scientifica fu continua su temi di sviluppo, di macroeconomia, di teoria del valore e della distribuzione, sui cosidetti teoremi di Modigliani e Pasinetti, sul ciclo economico. Fu un autentico interprete di quella scuola dagli economisti “italo-cambridgiani” che fecero capo a Piero Sraffa e Luigi Pasinetti ma anche a J. M. Keynes e Johan Robinson Fu anche un profondo conoscitore del pensiero economico dei Classici e della teoria Keynesiana, dove pure diede dei contributi originali. Molto si interessò anche di grandi economisti italiani ed in particolare di Luigi Einaudi. Con queste grandi personalità egli ebbe, in modo diretto o per contiguità intellettuali e scientifiche ,affinità elettive ma mai esclusive o antagonizzanti per i diversi punti di vista.

Componente del Comitato scientifico della Fondazione Luigi Einaudi di Torino dal 1973, e per molti anni suo presidente, fu anche Consigliere di Amministrazione dell'Università di Torino dal 1971 al 1974 e membro del Comitato Scientifico di Economia Politica, rivista della Società Editrice il Mulino dal 1983 e del Comitato Editoriale de il Mulino dal 1989 al 1993, anno in cui entrò a far parte del Consiglio di Amministrazione.

Membro del Comitato n. 10 (Economia) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) dal 1988 al 1994, fu VicePresidente dal 1990 e Presidente dal 1993 del CORIPE di Torino, Consorzio per il Master in Economia, e Presidente di STOREP, Associazione nazionale per la storia dell'economia politica, dall'istituzione nel 2002 al 2006, ne fu in seguito presidente onorario.

Dal 1999 membro del Consiglio di Amministrazione del Consorzio Carlo Alberto di Moncalieri e della Fondazione Collegio Carlo Alberto dal 2004, dal 1995 al 1999 membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana degli Economisti, ne fu Presidente dal 2007 al 2010.

Presidente dell’Edizione Nazionale degli scritti di Luigi Einaudi per i tipi della Banca d’Italia, Cozzi è stato Socio dell'Accademia Nazionale dei Lincei dal 1994 e dell’Accademia delle Scienze di Torino dal 1974.

Rigoroso professore universitario, si dedicò ai suoi studenti e allievi con molta dedizione, pubblicando anche importanti manuali sia generali che settoriali sullo sviluppo economico, tra cui ricordiamo: Movimenti in equilibrio nell'analisi macroeconomica, G. Giappichelli, Torino, 1966; Sviluppo e stabilità dell'economia , Fondazione L. Einaudi, Torino, 1969; Teoria dello sviluppo economico, il Mulino, Bologna, 1972; nuova edizione 1979;"A Comparison between Goodwin's Normalised General Coordinates and Pasinetti's Vertical Integration Methods" in K Velupillai (ed.), Nonlinear and Multisectoral Macrodynamics, London, Macmillan, 1990; (con S. Zamagni) Economia politica , Bologna, il Mulino, 1989; 2nd ed. 1982; 3rd ed. 1994; T. Cozzi, R. Marchionatti, Piero Sraffa's political economy: a centenary estimate, Routledge, 2001; T Cozzi, S. Zamagni, Principi di economia politica, Bologna, il Mulino, 2004-

In sintesi ebbe impegno civico, esercitato anche nelle istituzioni per le quali si è speso. Quanti lo hanno affiancato nell’Università, nella Fondazione Luigi Einaudi di Torino, nell’Accademia dei Lincei lo ricorderanno come personalità animata da spirito costruttivo e generoso.

“Salutiamo con rimpianto un uomo schivo, uno studioso appassionato che si è sempre distinto per la grande umiltà, anche nei confronti dei suoi studenti”, ha commentato Roberto Antonelli, Presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei.

 

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Vassos Karageorhis archeologo e socio linceo, si è spento a Nikosia

Date: 
Friday, 21 January 2022

Il 23 dicembre 2021 Vassos Karageorhis si è spento a Nicosia (Cipro). Con lui scompare una delle figure più eminenti dell’archeologia mondiale.

Nato nel 1929 a Trikomo, Karageorghis ha studiato presso l'Istituto di Archeologia dell'Università di Londra (1948-1952). Ha conseguito il dottorato presso la stessa università nel 1957. Dopo aver completato i suoi studi, è tornato a Cipro e ha iniziato una brillante carriera come archeologo presso il Dipartimento delle Antichità, che ha servito per 37 anni. Nel 1963 diventò Direttore del Dipartimento delle Antichità della neonata Repubblica di Cipro. Ha ricoperto questa posizione fino al 1989 quando fu nominato Consigliere del Presidente della Repubblica di Cipro, G. Vassiliou.
Membro della Society of Antiquaries di Londra (1960), della Società Archeologica di Atene (1962), dell'Istituto Archeologico Germanico (1964), dottore honoris causa delle università di Lione, Göteborg, Atene, Birmingham, Brock di St. Catharines (Ontario, Canada), socio dell'Accademia di Atene (1973), dell'Accademia Britannica (1973), della Reale Accademia di Svezia (1975), della Académie des Inscriptions et Belles Lettres (1975), della Royal Society of Arts (1977), dell'Accademia delle Scienze dell'Austria (1977) e dell'Accademia Nazionale dei Lincei (1978), Karageorghis contribuì instancabilmente a far conoscere al mondo l’immensa ricchezza archeologica e culturale e il ruolo svolto da Cipro in tutto il Mediterraneo.

I suoi scavi di Salamina, tanto quelli della palestra, del teatro, dello stadio e dell'anfiteatro (1952-67), quanto quelli della necropoli con la scoperta delle grandi tombe reali (1962-67), hanno portato alla luce uno degli insediamenti più significativi e più ricchi del secolo scorso. Oltre a Salamina, Karageorghis ha scoperto le necropoli di Akhera e di Pendayia che risalgono al Tardo Bronzo, scavate nel 1960, il sito di Kition, scavato tra il 1962 e il 1981, e i siti di Maa-Palaeokastro e Pyla-Kokkinokremos, portati alla luce tra il 1979 e il 1987.
Il suo atteggiamento di grande disponibilità e apertura ha portato a Cipro decine di missioni archeologiche provenienti da tutto il mondo, che aiutano a riscoprire l'antica storia dell'isola. Il suo impegno a difesa del patrimonio archeologico e storico dell'isola all'indomani dell'occupazione selvaggia da parte dell'esercito turco del Nord di Cipro, nell'estate del 1974, ha infine permesso di salvare un immenso patrimonio che rischiava di andare disperso.
Ha scritto oltre 50 volumi e 350 articoli affrontando tutti i problemi posti dall'archeologia cipriota e tutte le questioni storiche legate al ruolo e alla funzione di Cipro nella storia dell'antico Mediterraneo.
 

 

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Scomparso Salvatore Califano, chimico e socio dei lincei

Date: 
Monday, 17 January 2022

Si è spento Salvatore Califano, nato a Napoli il 21 giugno 1931, professore emerito di Chimica fisica presso l’Università di Firenze, dove ha fondato e diretto il Laboratorio Europeo di Spettroscopie non lineari (LENS).

Califano è stato socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei, dell’Accademia Europea, della Società Italiana di Chimica, dell’Accademia La Colombaria, dell’Accademia delle Scienze di Torino e organizzatore/direttore di varie scuole (Nato, SIF, Gordon conf.) e congressi internazionali, membro del comitato internazionale della Max Planck Gesellschaft per il programma Minerva (Germania-Israele) in Laser-matter interaction, della sezione di Physical and Biophysical Chemistry dell’IUPAC per il periodo 2002- 2005, del consiglio scientifico di vari laboratori internazionali.

Campi di ricerca del professor Califano sono stati la spettroscopia molecolare, la dinamica reticolare di cristalli molecolari, i tempi di vita di fononi, la spettroscopia ultraveloce, la chimica fisica dello stato solido, la dinamica molecolare, fino ad arrivare ai processi non lineari, alla spettroscopia non lineare e alla spettroscopia a pico e femto secondi.

L’attività scientifica del prof. Califano è testimoniata da oltre 130 articoli scientifici. È autore di vari volumi: Vibrational States (1976); Lattice Dynamics of Molecular Crystals (1981) con Vincenzo Schettino e Natale Neto; Storia della chimica 1: Dall’alchimia alla chimica del XIX secoli (2010); Storia della chimica 2: Dalla chimica fisica alle molecole della vita (2011); Pathways to modern chemical physics (2012); The development of catalysis (2017) con Adriano Zecchina; La nascita della meccanica quantistica (2018) con Vincenzo Schettino.

Califano è stato un uomo di grande curiosità e interessi culturali trasversali che hanno spaziato dalla scienza alla filosofia, alla storia, alla letteratura.

“Ci mancherà moltissimo, ci mancheranno i suoi saggi consigli di scienziato ma anche il suo irrefrenabile bonumore”, ha commentato Giorgio Parisi, vicepresidente dell’Accademia dei Lincei e presidente della classe di Scienze Fisiche.

 

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