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Ricordi

La costituzionalista Lorenza Carlassare è mancata nella sua casa di Padova

Date: 
Monday, 22 August 2022

Lorenza Carlassare, allieva della grande scuola patavina di Crisafulli e Paladin, è stata la prima donna chiamata a ricoprire in Italia una cattedra di diritto costituzionale.

Personalità indipendente e docente brillante Lorenza Carlassare, nel suo lungo percorso scientifico, ha affrontato con grande autorevolezza i temi cruciali del diritto costituzionale: dal sistema delle fonti al principio di legalità; dalle forme di governo al quadro delle libertà individuali e sociali; dalla giustizia costituzionale al principio di eguaglianza. Le linee ispiratrici di questo intenso percorso di studio e di ricerca vanno cercate, oltre che nella tecnica giuridica da lei perfettamente padroneggiata, nella storia e nella politica del diritto. Nella storia del costituzionalismo moderno e contemporaneo che ha costruito nel corso del tempo barriere sempre più salde contro gli abusi del potere in difesa degli individui e delle formazioni sociali. Nella politica del diritto che ha guidato le vicende non solo italiane che hanno condotto alla definizione dei caratteri propri delle democrazie con le grandi trasformazioni storiche delle forme di Stato, dallo Stato di diritto allo Stato sociale e dallo Stato sociale a quello Stato costituzionale che in Europa si è andato affermando nel secondo dopoguerra.

Una delle realizzazioni più compiute ed avanzate di questo percorso, secondo il pensiero della Carlassare, si trova nella costituzione italiana del 1948. Una costituzione che ha posto al centro del suo impianto la persona umana; che ha valorizzato al massimo il principio di eguaglianza ed il quadro delle autonomie territoriali; che ha definito un assetto dei poteri pubblici ispirati al pluralismo ed al garantismo. Ma anche una costituzione che proprio per il carattere fortemente innovativo dei suoi principi ha avuto una vita non facile ed una attuazione molto lenta e contrastata. Lorenza Carlassare si è pienamente riconosciuta nei valori di civiltà che questa carta ha espresso per la cui promozione si è sempre battuta con grande efficacia e passione.

Basti solo ricordare a questo proposito che, anche dopo la conclusione del suo percorso accademico, Lorenza Carlassare ha seguitato a diffondere la conoscenza della nostra costituzione avviando e guidando presso l’Università di Padova una Scuola di cultura costituzionale molto attiva e aperta a tutti, senza distinzioni di formazione o di età.

La comunità scientifica ricorda, quindi, oggi Lorenza Carlassare non solo come grande giurista, erede e promotrice di un importante scuola di diritto costituzionale, ma anche come persona dotata di solide virtù civili, attivamente impegnata nell’affermazione dei valori che stanno alla base della nostra convivenza democratica.

 

Lorenza Carlassare si è spenta il 21 agosto a 91 anni nella sua casa di Padova.

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Luca Serianni è stato uno dei più grandi linguisti e storici della lingua italiana

Date: 
Thursday, 21 July 2022

Il 21 luglio 2022 è venuto drammaticamente a mancare Luca Serianni, professore emerito dell’Università di Roma “La Sapienza”.  Allievo del grande filologo e linguista italiano e romanzo Arrigo Castellani, è stato professore incaricato di Storia della lingua italiana presso varie università italiane dal 1974 al 1980. Da quell’anno al 2017 ha insegnato la sua disciplina, in qualità di professore ordinario, presso il già citato Ateneo romano. È stato insignito della laurea honoris causa dall’Università di Valladolid nel 2002 e dall’Università Nazionale Capodistriana di Atene nel 2019. 

Oltre che Linceo, è stato Accademico della Crusca e membro del suo consiglio direttivo, socio nazionale dell’Accademia dell’Arcadia, socio nazionale non residente dell'Accademia di Scienze e Lettere di Torino, socio ordinario dell'Accademia Virgiliana di Mantova, socio corrispondente non residente dell'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere e infine socio della Fondazione Lorenzo Valla. Dal 2010 è stato apprezzatissimo vicepresidente della “Società Dante Alighieri” e dall’anno successivo componente autorevole e operoso del Consiglio scientifico dell'Istituto della Enciclopedia Italiana. 

È stato direttore responsabile delle riviste «Studi linguistici italiani» e «Studi di lessicografia italiana», membro del Comitato scientifico della «Zeitschrift für romanische Philologie», di «Italica», dei «Contributi di filologia dell’Italia mediana», della «Rivista italiana di onomastica» e della «Rivista italiana di linguistica e dialettologia». 

La sua attività di ricerca ha spaziato in quasi tutti i settori della storia linguistica italiana: i dialetti toscani medievali, la grammatica storica e descrittiva, Dante, la lingua letteraria in generale e quella poetica in particolare, la lingua della medicina e quella dei libretti d’opera, l’affermazione dell’italiano come lingua nazionale, il suo insegnamento (e quello del latino e del greco) nella scuola. 

Ha lasciato agli studiosi, ai tanti allievi incardinati in università italiane e straniere, agli oltre cinquemila studenti che nell’arco di un quarantennio hanno seguito i suoi corsi e le sue lezioni memorabili, agli insegnanti attivi nel mondo della scuola un patrimonio di circa quattrocento pubblicazioni. 

Nello spazio angusto che un ricordo come questo può consentire, è possibile menzionare soltanto la sua Grammatica italiana (Torino 1988), tra le più importanti della storia della nostra grammaticografia, la mirabile trattazione che definisce e analizza sistematicamente i tratti salienti della Lingua poetica italiana (Roma 2001 e 2009), i due manuali dedicati alla storia della lingua italiana del Primo Ottocento e del Secondo Ottocento (Bologna 1989 e 1990), poi rifusi e aggiornati in un’unica Storia dell'italiano nell'Ottocento (ivi 2013) e, più di recente, un’antologia che raccoglie, analizza e commenta la lingua di 100 poesie selezionate con un’originalità che solo il dominio assoluto della materia può garantire (Il verso giusto, Roma-Bari 2020) e infine il tributo a offerto a Dante per la ricorrenza dei settecento anni dalla sua morte (Parola di Dante, Bologna 2021). 

In questo ricordo è stata evocata più volte la scuola, e non per caso: alla scuola italiana, infatti, Luca Serianni ha dedicato un impegno costante e appassionato sia come consulente di più ministre e ministri dell’Istruzione, sia – ed è ciò che questa Accademia ricorda con profonda gratitudine e altrettanto dolore – come Presidente della Fondazione “I Lincei per la scuola”, carica da lui assunta nel 2018 e rinnovata proprio in questo 2022. Con pari gratitudine e pari dolore i Lincei ricordano la sapienza, l’equilibrio, la generosità e l’affabilità che questo loro grande consocio ha saputo manifestare in decine di occasioni pubbliche e centinaia di scambi privati.

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Scomparso Peter Maitlis eminente figura nel campo della chimica inorganica

Date: 
Wednesday, 13 July 2022

Photo credit: University of Sheffield

Il 18 maggio 2022 è mancato a Londra, all'età di 89 anni, il professor Peter Maitlis, eminente figura nel campo della chimica inorganica, Socio Straniero nella Categoria III (Fisica, Chimica e applicazioni) dell’Accademia Nazionale dei Lincei dal 1999.

Nato a Berlino il 15 gennaio 1933, Maitlis ha appena quattro anni quando le leggi raziali inducono la sua famiglia ad emigrare in Gran Bretagna. È qui che compie i suoi studi per poi proseguire la sua formazione scientifica in Università prestigiose negli Stati Uniti (Cornell e Harvard) e in Canada (McMaster University in Hamilton). Tornato nel Regno Unito nel 1972, è nominato professore di chimica presso l'Università di Sheffield dove insegna per circa trenta anni.

Maitlis si distingue nel campo della chimica organometallica. Inizialmente concentra i suoi studi sul palladio e nel 1971 pubblica quella che diventa la sua opera maggiore, The Organic Chemistry of Palladium, che promuove l'uso di questo metallo bianco-argento del gruppo del platino nei processi industriali di idrogenazione. Dimostra che il palladio diventa un efficace catalizzatore per la riduzione di alcheni ed alchini mediante la formazione di un legame covalente palladio-carbonio.

Dalla metà degli anni ‘80 Maitlis si concentra sui metallomesogeni, un termine da lui coniato a significare "complessi metallici di leganti organici (uno ione o una molecola) che tramite il legame con un atomo di metallo, presentano proprietà liquido-cristalline (mesomorfiche)".

Oltre all’attività di ricerca il Professor Maitlis svolge incarichi di alto prestigio nella Royal Society, di cui è Fellow, ed acquisisce una preziosa esperienza nel campo dell’organizzazione e gestione della ricerca nel National Research Council.

Linguista di talento, conoscitore di almeno otto lingue, Maitlis si è tenuto al passo con l'attualità scientifica, politica e sociale fino alla fine dei suoi giorni. Ed è anche come un grande amico dell’Italia, dove ha intrattenuto rapporti con vari gruppi di ricerca, che desideriamo ricordarlo.

 

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Paolo Grossi, uno dei massimi giuristi contemporanei, scomparso a Firenze

Date: 
Monday, 4 July 2022

Photo credit: RAI News

Il 3 luglio è scomparso a Firenze Paolo Grossi, professore emerito dell’Università di Firenze e presidente emerito della Corte Costituzionale. Egli è stato uno dei massimi giuristi contemporanei, un vero grande maestro del diritto, le cui opere sono conosciute e tradotte in tutto il mondo. Ha creato una scuola importante e ha avuto allievi che, a loro volta, sono personalità scientifiche di primo piano a livello internazionale. Grandi sono i suoi meriti di promozione culturale per aver fondato nel 1973, e diretto per diversi anni, il Centro di studi per il pensiero giuridico moderno, luogo di incontro tra esperti di varie discipline giuridiche e ben noto a tutti gli operatori giuridici per le sue iniziative, i suoi convegni, la sua rivista “Quaderni fiorentini per la storia del pensiero giuridico moderno”. Ha ricevuto innumerevoli riconoscimenti, tra cui 12 lauree ad honorem da Università italiane e straniere e numerosi premi come quello di “Giurista dell’anno” da parte dell’Elsa, di Duca di Amalfi-Maestro del diritto e il “Fiorino d’oro” della città di Firenze. Tra le varie attività svolte nell’ambito dell’Accademia, vanno ricordate: la conferenza “Il diritto nella storia dell’Italia unita” del 14 aprile 2011; la lectio brevis del 2014 su “Il diritto in Italia oggi, tra modernità e postmodernità”; la conferenza istituzionale “La Corte costituzionale: una valvola respiratoria per l’ordinamento giuridico italiano” del 10 febbraio 2017 e la lettura corsiniana “La giovinezza della Costituzione” del 7 aprile 2019. È stato presidente della Commissione lincea per la pubblicazione degli Atti delle Assemblee costituzionali italiane..

La qualifica ufficiale accademica di Paolo Grossi è stata quella di “storico del diritto”, ma se si guarda alla sua produzione scientifica può senza dubbio dirsi che questa definizione appare angusta, avendo i suoi interessi di ricerca sempre più abbracciato nel tempo aree tematiche diverse e più ampie. La sua caratteristica maggiore è stata, infatti, quella di non fermarsi su un singolo settore del diritto, ma di spaziare dal diritto canonico al diritto agrario, dal diritto comune al diritto privato moderno, dalle dimensioni costituzionali a quelle sovranazionali del diritto e della teoria delle fonti.  All’insegna di questi interessi, la sua produzione scientifica conta vari scritti minori e più di una trentina di volumi che sono divenuti veri e propri emblemi della scienza giuridica italiana di quest’ultimo trentennio.

Fra di essi è sufficiente ricordare “L’ordine giuridico medioevale”, “Mitologie giuridiche della modernità”, “Assolutismo giuridico e diritto privato”, “Società, diritto e Stato”, “L’Europa del diritto”, “Novecento giuridico: un secolo postmoderno”, “L’invenzione del diritto” e, l’ultimo, “Oltre la legalità”.

Paolo Grossi ha dato una nuova identità alla storia del diritto. Ha saputo indicare, con acutezza, il compito dello storico del diritto: “non essere – come egli ha sottolineato in diverse sue opere (Il diritto in una società che cambia, a colloquio con Orlando Roselli, 2018; Uno storico del diritto alla ricerca di se stesso, 2008) – dedito ad una erudizione antiquaria, non essere occupato a contare i granelli di polvere depositatisi sugli scaffali del tempo, diventando imbalsamatore di cadaveri, morto tra i morti, ma sapere interrogare il diritto per coglierne il profondo legame con la vita, con la cultura della sua epoca”.

Lascia un vuoto incolmabile per gli studi e per chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerlo.

 

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Michael Sela 1924-2022 renowned immunologist

Date: 
Tuesday, 21 June 2022

Photo credit: Weizmann Institute of Science

Institute Professor Michael Sela, a renowned immunologist who served as the sixth president of the Weizmann Institute of Science, passed away on May 27, 2022 at age 98. Sela is survived by his wife Sara, and three daughters.

Born in Poland in 1924, Sela arrived in Israel at age 17, after his family had first fled Poland and then Romania. In 1941 he enrolled in the Chemistry program at the Hebrew University of Jerusalem. After completing his MSc, he went to Geneva to conduct PhD studies, but several months later he moved to Italy where he helped European Holocaust survivors to go to Israel. When Israel’s independence was declared, Sela returned to Israel and joined the Weizmann Institute of Science where he became a student of Prof. Ephraim Katzir, who later became president of Israel. Katzir worked on poly-amino acids as synthetic models to facilitate the study of proteins. Sela received the PhD degree in protein chemistry from the Hebrew University for research undertaken at the Weizmann Institute; and in 1963 he was appointed professor.

In addition to his outstanding scientific achievements, Sela was a natural leader and a model for generations of students and scientists. The main scientific interest of Prof Sela was the elucidation of the chemical structure, the biological function and the mechanism of action of proteins. In 1961 he was co-author on the seminal paper on protein folding, recognized with the Nobel awarded in 1972 to Chris Anfinsen. Back at the Weizmann Institute Sela dedicated himself primarily to the study of the molecular basis of immunological phenomena and of the genetic control of immune response. He also turned to cancer research, with the idea of creating small molecules that would block the receptors on cancer cells. Prof. Sela made numerous discoveries that forever changed the face of immunological research worldwide. He published more than 800 articles, chapters and books in the fields of immunology, biochemistry and molecular biology.
He was most proud of his contribution to fundamental immunological control, leading to the development of new fields in immunology. He was particularly recognized in the scientific world for his research on synthetic antigens, molecules that provoke an immune response. Sela co-invented and held patents on two original drugs: Copaxone for the treatment of multiple sclerosis and Erbitux for treating cancer.

Prof. Sela served the Weizmann Institute of science in various important capacities: he founded the Department of Chemical Immunology and became its first Director. Later he was vice president and than president of the Weizmann Institute. Overseas appointments included a visiting scientist at the National Institutes of Health, the Massachusetts Institute of Technology, Harvard University, College de France and the Pasteur Institute. Also within the international scientific community, Sela achieved prominence, helped by being fluent in English, Polish, German, Russian, Romanian, French and Hebrew. He has been foreign member of the Max-Planck Institute for Immunology; served as vice chairman and chairman of the Basel Institute of Immunology. He was chairman of the Council of the European Molecular Biology Organization and later chaired the Scientific Advisory Committee of the newly-created European Molecular Biology Laboratory in Heidelberg. He was president of the International Union of Immunological Societies, and later served as president of the Scientific Council, Institut Pasteur – Weizmann Institute.

Sela’s scientific talent was recognized worldwide. He was elected member of important Academies including the Israel Academy of Sciences and Humanities, the National Academy of Sciences of the United States, the Pontifical Academy of Sciences, the Russian Academy of Sciences, the French Academy of Sciences, the American Philosophical Society and in 1995 he was elected honorary foreign member of the Accademia Nazionale dei Lincei. In that capacity prof Sela was very active and participated to important committees such as the International Feltrinelli Prize for Medicine more than once, and to the joint meeting on cancer immunology and allergic diseases held in Jerusalem in 2017 as a collaboration between the Israeli Academy of Science and Arts and the Accademia dei Lincei. Sela's numerous prizes and honors included the Israel Prize in the Natural Sciences; the Rothschild Prize in Chemistry; the Otto Warburg Medal; the Prize of the Institut de la Vie, France; the Albert Einstein Golden Medal of UNESCO; the Harnack Medal of the Max-Planck-Society. Sela and Ruth Arnon were also named the 1998 Wolf Prize Laureates in Medicine. Sela was awarded the Commander's Cross of the Order of Merit Award, Germany, and named an Officer of the Order of Legion of Honor, France.

Beside scientific research, Sela was committed to cultural activities: chairman of the Batsheva Dance Company’s Public Council served on the board of the first Arthur Rubinstein International Piano Master Competitions, the Rimon School of Music and the Jerusalem Academy of Music and Dance. Sela was also a founding member of the Yitzhak Rabin Center and a member of the Peres Center for Peace and Innovation. Scientific symposia were held at the Weizmann Institute on the occasion of his 80th and 90th birthdays. In 2019, the Michael Sela Auditorium was inaugurated at the Institute in his honour.

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Nikolai V. Sobolev, eminente geologo e socio dei lincei

Date: 
Wednesday, 30 March 2022

L’Accademia Nazionale dei Lincei esprime il più profondo dolore per la scomparsa avvenuta il 25 marzo 2022 a Novosibirsk di NIKOLAY VLADIMIROVIC SOBOLEV, Socio Straniero Linceo per le Geoscienze dal 2017. 

L’eminente scienziato era nato il 28 maggio 1935 a Leningrado; sin da giovane ha vissuto in Siberia in seguito all’assunzione della direzione dell’Istituto di Geologia e Mineralogia di Novosibirsk da parte del padre, Vladimir S Sobolev, al quale questa sede prestigiosa è ora intitolata: lì ha conseguito il dottorato nel 1972 e si è affermato esperto nel campo della mineralogia, della petrologia e della geochimica. Ne ha assunto per 40 anni la direzione (lasciata dal padre nominato presidente della International Mineralogical Association (IMA)), nel tempo favorendo che si dotasse delle più moderne strumentazioni.

I suoi studi personali, inizialmente rivolti al terreno (kimberliti Mir e Obnazhennaya) si svolsero prevalentemente in laboratorio e sempre centrati su rocce di alta e altissima pressione contenenti diamante, tra i maggiori specialisti di paragenesi contenenti questo minerale e considerato, dopo la scoperta di microdiamanti contenuti in granati di gneiss d’origine crostale nel Massiccio di Kotchetav (Kazakhstan) effettuata col dottorando V.S. Shatski, il maggior esperto mondiale nella subduzione della Crosta continentale fino alle profondità di mantello stimate in ca. 250 km, nonché nella conseguente obduzione.

Intense le sue collaborazioni e i suoi rapporti internazionali intrattenuti con scienziati di tutto il mondo, sia privilegiando paesi e località di possibile interesse per investigare metamorfismo sotto altissime pressioni, sia fornendo diamanti impuri di kimberliti siberiane a ricercatori interessati a studiare a fine petrogenetico i grani intrappolati.

Per anni partner attivo del DCO (Deep Carbon Observatory), che studia il riciclo del carbonio dall’atmosfera al mantello terrestre, è stato membro della Accademia Russa delle Scienze, della Academia Europaea e Membro Associato dell’Accademia Nazionale Statunitense delle Scienze (US-NAS). Nel 2013 gli è stata conferita la Medaglia di Eccellenza per le Scienze Mineralogiche dell’IMA .

 

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Il socio Rodolfo Sacco, illustre giurista, si è spento nella sua Torino

Date: 
Monday, 21 March 2022

La mattina del 21 marzo si è spento nella sua Torino il socio Rodolfo Sacco, corrispondente dal 1988 e nazionale dal 1996

Nato a Fossano nel novembre del 1923 Rodolfo Sacco si laureò in giurisprudenza nell’Università di Torino discutendo una tesi di laurea sul concetto di interpretazione del diritto, poi oggetto di pubblicazione, con Mario Allara nella cui severa scuola si segnalò come brillante civilista.

Prima della laurea Rodolfo Sacco si distinse come valoroso comandante partigiano combattendo la lotta per la liberazione nella Val Chisone e scampando, oltre che a molti scontri a fuoco, ad una sicura condanna a morte con una fortunata evasione dal carcere nazi-fascista per riunirsi alla sua formazione sino alla Liberazione, per la quale nel 2016 ha ricevuto la medaglia d'oro.

Vinta la cattedra di diritto privato insegnò presso le università di Trieste e Pavia per rientrare nella facoltà giuridica di Torino ove si riunì a quel gruppo di talentuosi giuristi che avevano condiviso con lui la prima parte della carriera accademica, tra i quali: Giovanni Conso, Marcello Gallo, Gastone Cottino che poi lo raggiungeranno di nuovo nella nostra Accademia.

A Torino Sacco ebbe primieramente la cattedra di diritto privato comparato perché nel frattempo si era dedicato con passione alla comparazione giuridica formando assieme a Gino Gorla e Mauro Cappelletti una triade di maestri che rinnovò l’intera disciplina assicurando alla comparatistica italiana un posto d’onore nel mondo.

Formidabili sono stati gli apporti di Rodolfo Sacco agli studi comparatistici ove l’attrezzatura intellettuale del comparatista è ormai profondamente impregnata dalle Sue idee: dalla analisi della circolazione dei modelli, alla scomposizione dei sistemi in formanti ed altri ancora che sarebbe troppo lungo elencare, ma che trovano posto nelle note Tesi di Trento e nei manuali di Introduzione al diritto comparato e di Sistemi giuridici comparati divenuti classici e tradotti in numerose lingue.

Piuttosto è da ricordare che l’indubbia creatività dei suoi apporti si è nutrita della sua inesausta curiosità intellettuale che lo ha condotto a coltivare studi storici, linguistici, antropologici per poi riversarsi in nuove direzioni di ricerca giuridica verso le quali ha avviato numerosi allievi. Basti segnalare al riguardo le aperture verso la comparazione con i sistemi socialisti, con quelli dell’estremo oriente e, soprattutto con i diritti dell’Africa subsahariana e, ancora, l’avvio degli studi di traduttologia giuridica, cui ha dato fondamento scientifico, e last but not least le ampie ricerche di antropologia giuridica di cui testimoniano opere come Antropologia giuridica (2007) ed il Diritto Muto (2015) anch’esse tradotte all’estero.

Gli studi di frontiera, come amava chiamarli e sui quali organizzò e diresse un importante convegno linceo, non gli fecero abbandonare quelli dedicati al diritto civile italiano da cui era partito e qui si misurò con istituti centrali della disciplina: in particolare con le tematiche del possesso (Il Possesso, giunto alla 3a ed., con Raffaele Caterina) e del contratto (Il Contratto, giunto alla 5a ed., con Giorgio De Nova) alle quali ha dedicato opere trattatistiche costantemente ripubblicate che hanno fatto da spartiacque nella letteratura civilistica italiana ricevendo anch’esse varie traduzioni all’estero.

Fecondo è stato il suo insegnamento e numerosissimi i suoi allievi che sono divenuti docenti universitari. Cosa di cui andava giustamente orgoglioso

L’inesausta attività scientifica e la lunga vita hanno avvalso a Rodolfo Sacco numerosi riconoscimenti che si sono aggiunti alle medaglie al VM conquistate in gioventù, ci si limita a menzionare le lauree h.c. delle Università di Paris 2, Genève, Toulon e Mc Gill, la medaglia conferitagli dall’Academie Internationale de Droit Comparé/ International Academy of Comparative Law, la presidenza dell'International Association of Legal Sciences e la chiamata a far parte di numerose accademie italiane e straniere.

Era però particolarmente affezionato all’Accademia dei Lincei di cui è stato assiduo frequentatore ed animatore per oltre trent’anni sino alla crisi pandemica.

Lo ricorderemo.

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John H. Elliott, storico dell'età moderna

Date: 
Thursday, 10 March 2022

Il 10 marzo 2022 è morto ad Oxford il socio sir John H. Elliott, Regius Professor Emeritus all’Università di Oxford all’età di 91 anni.  Nato a Reading nel 1930, Elliott si era formato a Cambridge presso l’Eton College e il Trinity College, scegliendo la storia dopo un’iniziale attrazione per lo studio delle lingue moderne, la cui conoscenza avrebbe messo poi a frutto nelle sue ricerche. Negli anni Cinquanta nelle università britanniche prevaleva la storia politica del Regno Unito e, a livello della storiografia internazionale, si affermavano gli studi di storia economica. Professore di Storia Moderna a Cambridge era Herbert Butterfield, storico e filosofo del pensiero e delle istituzioni politiche. In controtendenza con questi orientamenti, forse affascinato dall’affresco mediterraneo che Fernand Braudel aveva disegnato ne La Méditerranée, la cui prima edizione uscì nel 1949, il giovane Elliott maturò precocemente un interesse per la Spagna, per la sua cultura, per la straordinaria vicenda della sua ascesa e del suo declino. Lo appassionavano figure forti e di intensità drammatica come il conte-duca di Olivares, il valido di Filippo IV alla cui biografia Elliott pensò sin dal suo primo soggiorno in Spagna.  Ma fu anche la complessa storia della Catalogna a catturarlo. Pur nella greve atmosfera del franchismo gli storici catalani, capitanati da Jaime Vicens Vives, rappresentavano un gruppo vivace. Elliott vi si inserì e alla rivolta della Catalogna avrebbe dedicato il suo primo lavoro importante: The Revolt of the Catalans: A Study in the Declin of Spain, 1598-1640, Cambridge, 1963. Dal 1958 Elliott era entrato nell’editorial board della giovane rivista «Past and Present», fondata nel 1952, segnata allora da una marcata impronta marxista. Nella rivista, che in quegli anni inaugurava un acceso dibattito sulla transizione e sulle rivolte della prima età moderna, Elliott sarebbe rimasto per quarant’anni intervenendo con articoli fortemente propositivi su temi come continuità e rivoluzione nel processo storico o forgiando categorie interpretative come quella di “monarchia composita” che avrebbe usato per la complessa realtà della monarchia iberica, ma anche a scala europea.. 

Negli anni Sessanta a Cambridge Elliott fu prima (1957-62) Assistant Lecturer, poi Lecturer (1962-67); divenne   Professor of History al King’s College di Londra nel 1968.  A questa fase sono da ascrivere, oltre lo studio sulla rivolta catalana, i fortunati volumi Imperial Spain: 1469-1716 (London 1963) e Europe Divided, 1559-1598 (London, 1968).  Coronava questo decennio di straordinaria attività The Old World and the New 1492-1650 (Cambridge, 1970) in cui apriva le sue ricerche all’incontro/confronto tra Europa e mondi oceanici. I suoi studi segnavano già negli anni Settanta una svolta rispetto alla storiografia tradizionale sulla Spagna, sulla quale pesavano ancora il mito delle leyenda negra e la visione dell’eccezionalismo spagnolo rispetto al resto d’Europa. Elliott abbracciava invece con decisione e convinzione il metodo comparativo: comparazione tra due individualità d’eccezione (Richelieu and Olivares, Cambridge, 1984), ma anche tra nazioni e imperi.

Questa apertura storiografica fu facilitata e potenziata dal lungo soggiorno di Elliott presso l’Institute for Advanced Study a Princeton, dove insegnò dal 1973 al 1990 per poi concludere la sua carriera universitaria (ma non quella di studioso) a Cambridge nel 1997. Nel prestigioso istituto di ricerca americano Elliott poté far avanzare molti dei suoi cantieri di ricerca: la biografia del conte-duca (The Count-Duke of Olivares: a Stateman in a Age of Decline, Yale 1986), inserita nella più generale riflessione sul fenomeno europeo del ministro-favorito (The World of the Favourite, ed. con L.W.B. Brokliss, Yale 1999), la comparazione tra le esperienze americane degli spagnoli e dei britannici estesa al lungo periodo (Empires of the Atlantic World: Britain and Spain, 1492-1830, Yale 2009). A Princeton, inoltre, Elliott sviluppò un sodalizio che sarebbe durato a lungo con lo storico dell’arte Jonathan Brown insieme al quale avrebbe pubblicato uno studio pioneristico sul palazzo simbolo del siglo de oro: il Buen retiro di Filippo IV (A Palace for a King, Yale 2003)..

Operoso fino agli ultimi giorni della sua vita, Elliott avrebbe continuato a interrogarsi sulle radici e gli sviluppi paralleli ma differenti di dinamiche separatiste che hanno segnato la storia europea (Scots and Catalan Union and Disunion (Yale 2020), nonché, con un approccio di riflessione autobiografica, sulle valenze del mestiere di storico (History in the Making, Yale 2012)..

 

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Harald Weinrich, linguista e filologo romanzo, scomparso a Münster

Date: 
Sunday, 27 February 2022

Il 27 febbraio è scomparso a Münster Harald Weinrich, uno dei più grandi e originali linguisti e filologi romanzi del Novecento, socio straniero dell'Accademia dei Lincei dal 2003, professore emerito di Lingue e letterature romanze al Collège de France, dopo essere stato professore ordinario in varie università tedesche. Sarebbe riduttivo confinarlo a una singola specializzazione poiché egli fu filologo, linguista, scienziato della letteratura, antropologo, capace di coniugare al livello più alto e innovativo linguistica e letteratura, scienze umane e scienze naturali. 

Autore di memorabili saggi e libri tradotti in italiano e in numerose altre lingue (Tempus. Le funzioni del tempo nel testo, Linguistica della menzogna, Metafora e menzogna. Per una storia letteraria del Lettore, Mémoire linguistique de l'Europe, La memoria di Dante, Il polso del tempo, Lete, fra gli altri), è impossibile tracciare in breve i contributi offerti agli studi e alla riflessione, anche al di là della ricerca pura, come nelle belle quartine dedicate alla saggezza degli animali (Vom Leben und Lesen der Tiere. Ein Bestiarium). Quasi ogni suo saggio e ogni suo libro hanno portato a un diverso modo di interpretare un'opera o un fenomeno linguistico e letterario, anche perché la sua ricerca e il suo insegnamento sono state caratterizzate da una fortissima interdisciplinarità (fu anche uno dei fondatori della rivoluzionaria università di Bochum) e da un'apertura al mondo che lo ha portato a una profonda riflessione sul rapporto fra Soggetto e Testo, fra Presente e Passato e sulla funzione e il ruolo dell'Europa nel mondo contemporaneo.

Allievo di Heinrich Lausberg, autore del monumentale Handbuch der literarischen Rhetorik, a sua volta allievo di Ernst Robert Curtius, autore dell'altrettanto monumentale Letteratura europea e Medioevo latino, aveva accolto dal primo un'attenzione primaria per la retorica come scienza del rapporto fra Emittente e Ricevente, dal secondo la convinzione e la passione, dopo gli orrori del nazismo e della seconda guerra mondiale, per un'Europa capace di superare i nazionalismi e di riconoscere anche i limiti delle proprie frontiere. L'attenzione per l'altro versante della comunicazione e del testo, il Lettore, il Ricevente, si dispiegò quindi anche come attenzione verso l'Altro, il co-protagonista di un'Europa che prima di tutto doveva riconoscere che la mobilità europea «aveva portato più disordine e inquietudine nel mondo che non tutte le migrazioni che si dirigono verso l'Europa».

Uno studioso e un uomo che della disponibilità e dell'amore-charitas verso gli altri studiosi ma anche verso quel che definiva «l'interlocutore sconosciuto», cui prima di tutto si rivolgeva nei suoi scritti, ha fatto un principio fondamentale della propria ricerca e della propria vita.  Lascia un vuoto incolmabile per gli studi e per chiunque abbia avuto il privilegio di conoscerlo.

 

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Andreina Griseri, storica dell'arte e socia lincea, si è spenta a Torino

Date: 
Friday, 25 February 2022

Nel panorama degli studi storico artistici la scomparsa di Andreina Griseri rappresenta una grave e dolorosa perdita.

Nata a Mondovì (CN) il 25 gennaio 1925, si è laureata nel 1948 presso l’Università di Torino e presso questa Università è stata professore ordinario di Storia dell’arte moderna
dal 1969 al 1997.

Nell’ambito degli studi storico-artistici le ricerche di Andreina Griseri hanno rappresentato un contributo fondamentale per l’ampiezza degli interessi e per l’impianto metodologico che al rigore  filologico coniugava una acuta percezione per gli eventi storici e per la storia della cultura, come testimonia la sua vastissima produzione confluita in fondamentali riviste (ad esempio  “Paragone”) e in numerose monografie e saggi, molti dei quali editi dalla casa editrice Einaudi con la quale ha intrattenuto un lungo e costruttivo sodalizio.

Impossibile affrontare la storia artistica piemontese, senza far ricorso ai suoi diramati e originali studi rivolti a temi cruciali che spaziano dal tardogotico internazionale, attraverso l’età del barocco e dell’illuminismo, fino alla contemporaneità, focalizzando aspetti e personalità significative dell’ architettura, dell’urbanistica, della pittura, della produzione grafica, delle amate arti decorative, sulle quali ha evidenziato un ingente materiale inedito (argenti, porcellane, mobili), aprendo uno squarcio suggestivo su una produzione fino ad allora sostanzialmente negletta. Vere e proprie pietre miliari - e non solo per gli specialisti - sono alcune esposizioni da lei curate, come quella dedicata a Giacomo Jaquerio (1979) e, soprattutto, al barocco piemontese  (1963), il cui catalogo rappresenta un punto di riferimento ineludibile per gli studi su questa temperie figurativa.

Impresa complessa privilegiare alcuni titoli dalla vastissima produzione storicocritica di Andreina Griseri, di cui ricordiamo solo Metamorfosi del barocco, i saggi su Grafica e Immagine e sull’ Arcadia, ambedue pubblicati nei volumi del 1980 e 1981 della Storia dell’Arte Einaudi, da accostare agli affascinanti contributi sulle dimore sabaude: la Palazzina di Caccia di Stupinigi, la Reggia di Venaria e il “Diamante”, la villa di Madama Reale Cristina di Francia. Anche all’ambito della grafica, la studiosa ha rivolto ricerche pionieristiche, come la revisione dei Grandi disegni italiani nella Biblioteca Reale di Torino (1979) e, in collaborazione con Henry Millon, lo studio sul corpus grafico di Juvarra (Filippo Juvarra. Drawings from the Roman Period 1705-1714, 1999).

Numerosi gli incarichi e i riconoscimenti: Consigliera nel Consiglio Generale della Compagnia di San Paolo di Torino e vicepresidente della Fondazione per l’Arte della Compagnia di San Paolo. Ha fatto parte del comitato scientifico e della redazione della rivista “Centro Studi Piemontesi”. Dal 1991 è stata accademica corrispondente dell’Accademia Nazionale dei Lincei e dal 1991  accademica nazionale; socia nazionale dell’Accademia delle Scienze di Torino; accademica cultrice dell’Accademia di San Luca; socia effettiva della Deputazione Subalpina di Storia Patria.

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La professoressa Andreina Griseri è mancata a Torino il 25 febbraio 2022

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